Presenza nella "Tavola rotonda online"

 
Alessandro Sisti
Contributi autore :
Schema sintetico dell'intervento del 28-10-2005 in U.C.

Knowledge management: asset strategico

                                                                                                                                             A. Sisti

Ho sempre considerato il knowledge management un asset strategico per la creazione di valore e per una piu’ efficiente gestione aziendale. Nato professionalmente in una società di consulenza multinazionale, dove la raccolta, l’organizzazione, la distribuzione di informazioni e dati, e la loro successiva elaborazione era punto di partenza per l’approccio con il cliente, per la realizzazione dei lavori, per l’identificazione di soluzioni, mi sono specializzato nell’utilizzo di tecnologie web come canale di business e di comunicazione.

L’imprinting professionale e la vicinanza alla nuove tecnologie hanno facilitato la mia readiness culturale al knowledge management, riscontrata in molti altri professionisti del mio settore, con cui ho lavorato e con cui attualmente lavoro.  

 Allo stesso tempo, credo però che questa mia esperienza e questo riconoscimento della strategicità del knowledge management, come leva per la creazione del valore, non sia rappresentativa della realtà italiana, soprattutto nella media e piccola impresa.

 Le ragioni di questo ritardo risiedono in due motivazioni principali, che si influenzano reciprocamente.

 C’è infatti un primo nodo di ordine strutturale / organizzativo. Lo scambio e la raccolta di dati ed informazioni costituiscono elementi imprescindibili di ogni processo di business, che attraversano trasversalmente le singole funzioni aziendali. Le aziende ragionano ancora in termini di funzioni, con ostacoli all’ accesso e alla condivisione della conoscenza e con una prospettiva limitata nelle modalità di raccolta ed elaborazione dell’informazione – nei casi poi in cui questa raccolta sia stata sistematizzata –

 La gestione e condivisione della conoscenza impone inoltre  una trasparenza dei flussi di informazione all’interno e all’esterno dell’azienda – è un’eufemismo dire che l’azienda sia un sistema trasparente! –  e la definizione delle modalità con cui la stessa viene fruita da tutti gli stakeolders (clienti, fornitori,etc) che nell’ottica di azienda “estesa” e virtuale entrano nel processo di creazione del valore.

 Il secondo nodo è invece di ordine tecnologico. Il processo di unificazione di sistemi diversi – funzionali es: sistema informativo di marketing, magazzino, contabilità – è complicato e costoso, e  presuppone l’esistenza di tecnologie diffuse e a buon mercato.

 Inoltre, l’implementazione corretta di un sistema di knowledge management,  presuppone quella readiness strategica e organizzativa che consenta di abbattere gli approcci limitatamente funzionali, che portano alla proliferazione dei sistemi informativi e alla non condivisione delle conoscenza.

 Il nodo organizzativo e quello tecnologico sono quindi legati e pongono resistenza alla realizzazione di compiuti sistemi di Knowledge Management. 

 In questa prospettiva, è necessario una interazione tra disciplina organizzativa e ICT, per avviare concretamente processi di gestione della conoscenza che consentano all’impresa di stare sul mercato, costruendo un solido vantaggio competitivo., soprattutto quando la pressione sui costi di produzione è serrata.

 Ritengo che per una compiuta implementazione di un sistema di knowledge management all’interno di un azienda, sia necessario agire su due fronti. che poi corrispondono alle problematiche che ostacolano la diffusione dei sistemi di KM..

 Da un punto di vista organizzativo/culturale, La conoscenza aziendale deve essere alimentata da processi quindi da condividere, non  esclusiva e sinonimo di potere. Il management deve quindi favorire questi processi di partecipazione e condivisione, riconoscendo il valore strategico della gestione conoscenza,  che rappresenta un asset e non un semplice , attraverso investimenti adeguati con la creazione di strutture dedicate per la gestione della conoscenza .

 L’altro livello di intervento è come detto sul piano tecnologico.  ICT,   attraverso piattaforme web e digitalizzazione dell’informazione consente concretamente l’archiviazione e la gestione complessiva del patrimonio di conoscenza dell’azienda.di interazione, motivazione, partecipazione delle risorse umane all’azienda. Conoscenza