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Premessa
La Analisi fattoriale (AF) è una metodologia statistica nata in ambito psicologico intorno al 1930 (K. Pearson, C. Spearman), che sviluppa le prime applicazioni statistiche di Galton dello stesso secolo precedente, ed è oramai diffusa e consolidata in ogni "dominio di conoscenza".
La sua storia evidenzia aspetti relativi alle resistenze individuali, di gruppo, organizzative ed anche culturali, nell'ambito specifico della psicometria, che sono tuttavia molto interessanti anche per gestire l'attuale impatto delle tecnologie di gestione della conoscenza via-computer nella emergente Società della conoscenza ad alto tasso di KMT (Knowledge Mananagement Technologies).Infatti, quanto capitò agli psicologi, dagli anni '30 in avanti, può costituire una interessante occasione di approfondimento transdisciplinare con una forte valenza attuale che ci permette di approfondire i processi di KM dei cosidetti "Knowledge Worker" nel mondo del lavoro e delle professioni, ma anche dei "Knowledge citizen" nei loro processi di KM della vita quotidiana oggi ad alto tasso di KMT. Ambedue alle prese con la necessità di gestire strumenti di KM che ci portano al di là dei nostri limiti computazionali.
Più in generale, il "caso della analisi fattoriale" ci può permettere di affrontare anche il tema della relazione consulenziale tra esperti ed utenti. Una relazione che è alla base delle più svariate transazioni sociali ed economiche. E' questa una relazione oggi in evoluzione per effetto della diffusione e naturalizzazione delle KMT in ogni ambito professionale ed anche nella vita quotidiana. Una evoluzione che contribuirà alla costruzione della cosiddetta Società della conoscenza ad alto tasso di KMT.
(continua)
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Intervista
Al di là dei limiti computazionali
Il Knowledge Management e la gestione della complessità e dell'incertezza- Il caso della Analisi fattoriale in ambito psicometrico:
una storia degli anni '30 ma ancora attuale C.A. Ricci
PremessaL'analisi fattoriale rappresenta uno dei primi esempi di applicazione di KM moderno, evoluto ed anche ad alto tasso di KMT (Knowledge Management Technologies) essa esplode infatti con l'ingresso dei primi computer nei laboratori di psicometria. (.....Lab P&I)
Approfondire la storia della AF ci consente di analizzare, direttamente sul campo e non in laboratorio, gli effetti promossi dalla implementazione via-computer di algoritmi ed euristiche computazionali nei processi di decisione e di problem solving individuali, di gruppo ed organizzativi.
La Psicologia, che molti ritengono un ambito poco influenzato dagli effetti delle tecnologie di gestione della conoscenza, è stata invece tra le prime discipline ad essere profondamente interessata dalla necessità di gestire: complessità/incertezza, modelli decisionali stocastici e poi, dagli anni '50-'60, ha dovuto subire anche l'impatto delle tecnologie informatiche; sperimentando su se stessa gli effetti complessi dell'introduzione della via-computer nei processi computazionali, diagnostici e decisionali.
Un impatto tra l'uomo, le sue macchine ed ambienti di gestione della conoscenza ad alta tecnologia che ha anticipato problemi oggi di attualità in ogni ambito professionale e nella stessa vita quotidianaL'analisi fattoriale nasce in Psicologia con C. Spearman, all'inizio del secolo scorso, per gestire la numerosità degli aspetti che possono influenzare varie dimensioni psicologiche, ad esempio l'intelligenza e la sua misurazione.
L'obiettivo era quello di affrontare la complessità riducendo il numero delle variabili da prendere in considerazione individuando "fattori sottostanti" capaci di "spiegare" non in modo necessariamente causale le relazioni tra le variabili (si veda più avanti la evoluzione delle concezione sulla AF).
Una riduzione che, da una parte veniva incontro ai limiti computazionali dei diagnosti e decisori, ma dall'altra introduceva "fattori" che NON erano stati osservati direttamente dagli psicologi/ricercatori e che andavano al di là delle loro stesse capacità computazionali. Fattori che erano stati estratti attraverso un procedimento di computazione statistica, che troverà nella implementazione su computer la massima espressione. Per la prima volta nei modelli diagnostico-decisionali degli psicologi facevano il loro ingresso "fattori" che andavano al di là della stessa comprensione/intuizione degli attori in gioco; una rivoluzione che tuttavia creò entusiasmi e molti problemi ancora non risolti.
E' questo un tema ancora di grande attualità nella ricerca scientifica, ma anche nel mondo delle organizzazioni ed anche, in modo forse insospettato, in quello della stessa vita quotidiana.Gli effetti provocati dall'utilizzo di questa tecnica diagnostica furono notevoli con estremizzazioni dalla accettazione al rifiuto e la loro analisi ci può servire per ritrovare e riconoscere aspetti connessi:
- al KM moderno ad alto tasso di KMT,
- alla gestione della complessa relazione "uomo-macchine cognitive",
- alla gestione del gap tra i limiti computazionali delle macchine e quelli dell'uomo
- alla complessità di far emergere una qualche sorta di sinergia della relazione "man-machine-man,
- alla analisi degli effetti pragmatici di tipo individuale, collettivo, organizzativo declinati contemporaneamente sui diversi livelli:cognitivi, emotivi, relazionali, organizzativi, sociali ed anche culturali.
- ecc.
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Per ulteriori approfondimenti vedi Contributi
Le domande delle Interviste:
- La relazione man-machine-man (3M) nei processi diagnostico-decisionali
- Effetti sui diversi ed integrati livelli: cognitivi, relazionali, organizzativi, sociali e culturali
- Il gap tra i limiti computazionali delle macchine e quelli dell'uomo: sinergie e problemi di gestione
- Oltre l'IA e la separazione uomo-macchine cognitive
- Il problema delle culture di KM e Società della conoscenza: gap culturali e scenari possibiliGli intervistati:
Mario Garbellini, Cesare Scurati, Daniela Traficante,
L'Intervista
continua...
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