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| - La Community MyWay online |
Contributi ed Interviste
Una analisi integrata, in parallelo ed a tutto campo della Community MyWay online condotta da molteplici prospettive per promuovere un approfondimento
evoluto delle dinamiche emergenti nella cosiddetta "Società della conoscenza ad alto tasso di Knowledge Management Technologies" (KMT).
- dal punto di vista psicologico:
Alcune riflessioni psicodinamiche sul tema della costruzione della identità professionale:
Analisi su un gruppo di studenti universitari che hanno sperimentato la Community MyWay online.
A.M.Pati e A. Natale
Verso una Ecologia del Knowledge Management (EcoKM)
La gestione degli Ecosistemi di Knowledge Management (EcoKM)
C.A. Ricci
Modalità e dimensioni della presenza culturale on line nella Società della conoscenza ad alto tasso di KMT
Ricerca Internet Generation: C.A. Ricci, C. Sacerdoti - Università Cattolica, CRESCENDO -
Contributi degli Specializzandi in Psicologia U.C. 2009
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- La Community MyWay online - dal punto di vista psicologico: Alcune riflessioni psicodinamiche sul tema della costruzione della identità professionale, all’interno di un gruppo di studenti universitari
A.M.Pati e A. Natale
Introduzione
Questo contributo propone alcune riflessioni sul tema della costruzione dell’identità, suscitate dall’analisi degli elaborati di un gruppo di studenti di Psicologia del corso di laurea specialistica in Psicologia della Comunicazione, Empowerment e Benessere della nostra Università.
Come psicologhe del Servizio di Counselling per gli Studenti dell’U.C. di Milano, siamo interessate ai processi di costruzione e definizione dell’identità nel giovane adulto.
Le pagine web costruite dagli studenti ci sono apparse interessanti ed utili a focalizzare il particolare aspetto dei processi di costruzione identitaria che concerne la formazione dell’identità professionale nel contesto universitario.
La frequenza universitaria spesso consente ai tardo-adolescenti di vivere una condizione di sospensione lungo il cammino di definizione di sé e della propria adultità.
In tale dimensione, l’università diventa possibile area di gioco in cui, sospese le urgenze di una definizione compiuta ed immediata di sé in quanto ‘adulto’, si possono sviluppare esperienze di crescita e pensieri sul proprio futuro: all’esperienza culturale si accompagnano una serie di opportunità di cui lo studente può avvalersi ai fini del consolidamento del proprio Sé personale oltre che professionale.
L’università offre stimoli a differenti livelli, sul piano delle conoscenze e dell’acquisizione delle future competenze professionali e sul piano delle relazioni sociali: rappresenta ed è per i suoi utenti dimensione di studio e di conoscenza, e insieme esperienza di relazione con l’autorità e con l’istituzione, con i propri pari e con l’altro sesso, esperienza che facilita la riflessione sulla qualità e la competenza del proprio ‘essere nel mondo’.
Al suo interno, mentre la partecipazione alle attività curriculari e gli esami, soprattutto nei loro esiti, tendono a essere rappresentati quali prove in itinere circa l’idoneità o meno come futuri professionisti (e successi e fallimenti lungo il percorso di studio hanno importanti ricadute nella costruzione di sé e nella qualità della propria autostima), il mondo delle relazioni sociali che vi si tessono consente di rafforzare capacità e competenze della persona in quanto ‘individuo sociale’, favorendo il consolidarsi della responsabilità individuale e il progressivo distacco dall’ambito familiare.
La ricerca
Le pagine web costruite dagli studenti del corso di Laurea specialistica in Psicologia della Comunicazione, Empowerment e Benessere fanno parte di un progetto di ricerca che, nell’ambito dello studio delle applicazioni delle nuove tecnologie e dei cambiamenti che introducono all’interno dei saperi tradizionali e nelle relazioni umane, si prefigge di formare gli allievi all’uso degli strumenti web e di consolidare le conoscenze delle potenzialità che essi offrono alla visibilità professionale.
A seguito del confronto con il docente di riferimento, è risultato che obiettivo di lungo termine del progetto è la costruzione di una community degli studenti intra-universitaria, con la partecipazione di tutte le facoltà dell’Università Cattolica, ed extra-universitaria, che coinvolga le università presenti nella realtà milanese.
In quest’ottica, agli studenti è stato dato il compito di creare un sito web attraverso il quale “essere visibili in quanto giovani psicologi”. La visibilità è da intendersi a 360°: gli studenti dovevano farsi riconoscere attraverso il proprio nome e una propria foto, attraverso propri contributi scientifici e competenze. Si trattava dunque di creare una presenza culturale online e non semplicemente di presentarsi con finalità di socializzazione.
Trentacinque allievi hanno partecipato al progetto e sono stati guidati dal docente nelle fasi di costruzione del sito attraverso discussione di:
progetto di ricerca
contributi proposti dagli allievi
contenuti messi on line
prodotto finale
Pertanto le modalità di costruzione del sito sono frutto di questo lavoro guidato.
Gli studenti hanno lavorato individualmente e in piccolo gruppo, individuando le aree tematiche a partire dalle quali hanno proposto i loro contributi scientifici. Le aree prescelte, in base agli interessi personali e alle competenze professionali acquisite lungo il percorso di studi, sono state le seguenti:
1. fasi evolutive (in particolare: infanzia, adolescenza, terza età)
2. presenza culturale on line (in particolare: web-tv, cineforum on-line)
3. sanità (in particolare: relazione medico-paziente, “non solo musicoterapica”, “la scrittura
che cura”, gruppi di auto-aiuto on-line)
4. web e organizzazioni (in particolare: selezione del personale, formazione del personale,
comunicazione nelle organizzazioni)
5. oltre l’e-learning (in particolare: orientamento, inglese con il web)
6. Ambiente (in particolare: rete e globalcitizenship)
7. Spazio studenti lavoratori
Rispetto a tali aree il gruppo ha avuto la seguente distribuzione:
1. Fasi evolutive
Internet revolution 2
Infanzia e web 1
2. Presenza Culturale on-line
Il caso delle web-tv 4
Cineforum on-line 2
3.Sanità
la relazione medico paziente 5
La scrittura che cura 2
Non solo musicoterapia 3
4. Web e organizzazioni
La selezione del personale 3
La formazione del personale 1
La comunicazione nelle organizzazioni 2
5. Oltre l’e-learning
Orientamento – post matura 3
6.Ambiente
la rete e la globalcitizenship 17. Spazio SEL 1
Come accennato, dal confronto con il docente è emerso che tutto il lavoro è stato guidato fin dalle prime fasi della realizzazione tecnica per essere indirizzato verso la visibilità del sé professionale di ciascuno studente. Nell’analisi delle immagini e dei contenuti delle pagine web, è difficile distinguere ciò che è imputabile all’esecuzione del compito (area della consegna) da ciò che è inerente all’autonomia di presentazione di ciascuno studente.
Analisi
Le pagine web ci hanno fin da subito colpito per la loro eterogeneità, sia dal punto di vista della realizzazione grafica, sia dal punto di vista dei contenuti messi in rete.
Il compito di parlare di sé in quanto giovani psicologi richiede allo studente di prefigurarsi non più in quanto studente, figlio di un’istituzione universitaria che fino ad allora lo ha accompagnato nel suo percorso formativo e di crescita, ma come individuo adulto, con un proprio sé autonomo e separato. Tale compito non è facile: presuppone la capacità soggettiva di proiettarsi nel futuro e di delineare concretamente una raffigurazione di sé professionista, veritiera e insieme positiva e competitiva.
L’interrogativo intorno all’area del “chi sono?” pare accomunare questi contributi: gli studenti, attraverso presentazioni molto differenziate, variegate, sembrano esprimere dubbi ed interrogativi circa l’area della costruzione della propria identità professionale.
Nelle produzioni, si presentano in relazione al loro mondo di riferimento attuale: nelle pagine web gli aspetti sociali e relazionali della loro vita universitaria e, talvolta, extra-universitaria, si intersecano con quelli legati alla carriera formativa.
Le voci presenti riguardano il curriculum accademico, le esperienze lavorative, le aspirazioni e i progetti per il futuro. I molti ambiti toccati indicano la pluralità degli interessi del gruppo: notiamo tuttavia che in un gruppo di ‘lavoro sul web’ prevale in frequenza ancora una volta l’interesse per la clinica con l’argomento ‘relazione medico-paziente’, a sottolineare la forte vocazione di ‘cura’ implicita nella rappresentazione della professionalità psicologica.
In quasi la totalità dei siti, sezioni specifiche sono riservate agli amici (e ad eventuali fidanzati) e vi sono riferimenti alle pagine personali dei vari social network utilizzati (my-space, facebook), nati in primo luogo come occasioni per creare reti sociali. Altrettanto presenti sono le sezioni dedicate ai personali interessi e alle “passioni” extra-universitarie (arte, musica, viaggi, moda, cinema, lettura, cucina…): il desiderio/bisogno di presentarsi come persona ‘intera’ e la difficoltà di limitarsi alle informazioni ‘professionalizzanti’ e di aprire approfondimenti in quest’area, nonostante la consegna e le ripetute sollecitazioni del docente, risultano evidenti.
Parole, espressioni (es. “sono piccola e grande allo stesso tempo”), elementi scelti per costruire il sito, inoltre, lasciano intuire qualcosa riguardo il mondo interno degli autori: immagini di bambini, immagini tratte dai cartoni animati della loro infanzia, immagini di cuccioli di animali, rivelano interesse per il mondo dell’infanzia. A tratti sembrano sguardi decisamente rivolti al passato, in cui si possono cogliere, accanto agli esiti degli studi compiuti, e la coscienza acquisita circa l’importanza di quest’epoca della vita per la storia di ogni individuo, anche le modalità personali di affrontare le attuali vicende identitarie. Le incertezze di oggi si legano a più o meno sottaciute nostalgie del passato attraverso espressioni ambigue, in bilico fra la consapevolezza della necessità di fare passi in avanti lungo il percorso di crescita e il desiderio di ritornare nelle maglie sicure di ciò che si sta per lasciare.
La combinazione di aspetti relativi alla formazione accademica con quelli relativi alla sfera sociale e personale, ma anche al proprio sé infantile e adulto, varia, nei siti, lungo un continuum.
Ad un estremo troviamo pagine in cui la presentazione di sé coincide integralmente con i personali contributi in ambito accademico (due siti) o con i propri interessi professionali, senza alcun riferimento alla propria sfera personale: in essi gli ‘interessi’ non sempre sembrano coincidere con l’indirizzo di specializzazione scelto (un sito) (indirizzo universitario).
All’altro estremo, si trovano siti in cui la sfera sociale e personale assume un ruolo preponderante e il disvelamento anche di questioni intime e private (es. lutti personali, propri numeri di telefono) sembra avvenire senza alcun imbarazzo o pudore, quasi dimenticando il contesto e le distanze generazionali (rapporto allievo-docente) in cui le informazioni si situano.
Le pagine, dunque, al di là degli obiettivi del lavoro e della didattica in cui si è sviluppato, risultano in primo luogo espressione della eterogeneità delle esperienze di vita. Solo in seconda battuta si evidenziano i percorsi formativi di questi ragazzi (ad es: studente lavoratore, studente senza esperienza lavorativa…). Tutte ci parlano di un sé in divenire e di una fase della vita in cui risulta difficile, se non impossibile, sintetizzare efficacemente e compiutamente la propria ‘forma’ interiore. Se nella vita degli studenti l’aspetto sociale è centrale, ma soprattutto vivo e reale, il pensarsi come giovane professionista/giovane psicologa vuol dire, per lo più, confrontarsi con fantasie, ideali e idealizzazione e non con una dimensione realmente percepibile.
Nel primo impatto con il mezzo tecnologico, di fronte al compito di mostrarsi pubblicamente con il proprio nome e foto, gli studenti hanno utilizzato foto di formato grande o piccolo e/o immagini scaricate da internet, e/o frasi d’autore.
Nelle foto personali, non sempre i ragazzi risultano riconoscibili nei loro volti: talvolta l’immagine risulta molto piccola, oppure sfuocata o, al contrario, appare come altamente seduttiva (3 siti).
In altri casi, al posto delle foto (richieste dalla consegna) compaiono immagini di paesaggi o altri soggetti e/o frasi.
E’ chiaro che tali scelte trovano motivazioni fortemente soggettive, in cui si mescolano movimenti di evitamento e/o di esibizione, di disvelamento e/o di rifiuto, di idealizzazione e/o di svalutazione, di imbarazzo e di vergogna, solo parzialmente consapevoli: tutti rimandano a strategie personali messe in atto per fronteggiare una ‘crisi’ identitaria, forse solo in parte fisiologica, che il compito ha reso, al di là delle intenzioni, improvvisamente ‘da affrontare’.
Fra le immagini scelte risultano ricorrenti quelle in cui compaiono occhi (5), e le parole maggiormente utilizzate sono connesse con le parole “sguardo”, “guardare”.
Tali elementi, nella letteratura psicoanalitica, sono associati a vissuti di intrusione del proprio spazio interno: dunque forse segnalano tra le righe vissuti di intrusività sperimentati dagli studenti in relazione alla richiesta di mostrarsi pubblicamente in quanto giovani psicologi.
Si tratta, da un lato, di vissuti prevedibili, da legare alla resa pubblica del sito, al sentirsi troppo “svelati” e/o “giudicabili” dal mondo esterno ed estraneo.
Su un altro piano, la consegna “presenta te stesso in quanto giovane psicologo” sembra sia stata percepita anche come qualcosa di “perturbante”, sembra aver interrotto bruscamente la condizione di ‘sospensione della definizione professionale’ e, considerando i differenti livelli di elaborazione e maturazione dei processi di crescita di ciascuno studente, questo ha dato luogo, e può dar luogo, a differenti scenari emotivi.
Se il tempo del vivere e del pensare del giovane adulto non è al passo con il tempo del vivere e del pensare di quel mondo di adulti di cui esso ancora non si sente parte, tale richiesta lo obbliga precocemente a riflettere su una condizione di adultità non sentita ancora come propria e favorisce vissuti di persecuzione e di controllo (gli occhi).
In altri casi, in cui la visione di sé-professionista vive ancora di consistenti idealizzazioni, la ‘realtà’ del compito può aver comportato il minaccioso confronto con le proprie fragilità ‘in sospeso’: e forse la scelta di foto marcatamente seduttive (rintracciabili in tre siti) può essere visto come uno dei modi possibili di difendersi rispetto alla scoperta di una propria fragilità.
Tale ipotesi sembra suffragata da alcune frasi scelte dagli studenti, rintracciabili proprio in queste prime loro pagine di presentazione, in cui trapelano difese relative al pensare a “chi sono” e al dis-velamento della propria identità:
“non mi piace scrivere di me”
"Non è necessario che il pubblico sappia se sto scherzando o se sono serio, come non è necessario a me conoscere me stesso" (citazione)
“sono semplicemente me stessa”
“Dati biografici: io sono ancora di quelli che credono, con Croce, che di un autore contano solo le opere (quando contano, naturalmente). Perciò dati biografici non ne do, o li do falsi, o comunque cerco sempre di cambiarli da una volta all'altra. Mi chieda pure quel che vuol sapere, e glielo dirò. Ma non le dirò mai la verità, di questo può star certa... (da una lettera di Italo Calvino a G. Pescio Bottino, 1968)”
“io sono come parlo”
“non cerco mai di essere coerente”
“La vita è una parte, non ho costruito nessuna casa”
Significativa, a tal proposito, ci è parsa anche la scelta di uno studente di utilizzare, quale immagine che presumibilmente lo rappresentasse, un personaggio del film di animazione “La città incantata” (H.Myazaki, 2006) denominato “Senza Volto”: un essere dal corpo informe e dal volto coperto da una maschera del teatro giapponese. Egli è avido delle identità altrui a tal punto di divorare l’altro al fine di impossessarsi della sua figura.
Più in generale il compito ha sicuramente avuto un forte impatto sui pensieri relativi alla propria identità di studente e di professionista, facendo emergere ansie connesse ai processi di definizione di sé, ai movimenti di separazione-individuazione e a difficoltà di integrazione fra le differenti parti di sé.
Tali movimenti sono rintracciabili nella scelta delle aree in cui gli studenti hanno pensato e proposto i loro contributi scientifici. Soffermandoci sull’impatto del compito sull’intero gruppo studenti, siamo state sollecitate dalla presenza ricorrente di specifici contributi: quelli, ad esempio, relativi alla “scrittura che cura”, “i gruppi di aiuto-aiuto on-line”, che, insistendo prepotentemente sui temi delle separazioni e dei lutti, suggeriscono la presenza, più o meno invadente, di ansie, pensieri e fantasie connessi ai processi di separazione, a temi che ruotano intorno all’elaborazione del lutto del proprio sé infantile, a preoccupazioni e incertezze sul proprio futuro, in vista dell’ingresso imminente e definitivo nel mondo degli adulti professionisti. Sotto le sembianze dei contributi che vertono sull’orientamento degli studenti delle scuole superiori (definito “post matura”), emergono anche vissuti di smarrimento e confusione per un senso identitario ancora in divenire.
Gli studenti, dunque, sembrano interrogarsi e ci portano a riflettere sul legame fra costruzione del sè e definizione della propria identità, in relazione al ruolo dell’istituzione universitaria: appare significativo a tal proposito il contributo relativo alla “comunicazione nelle organizzazioni”, al cui interno si riflette sui concetti di “relazione nelle istituzioni”, “sé” ed “identità”.
Ci si può chiedere (e gli studenti sembrano chiederselo, più o meno inconsapevolmente) quali siano gli aspetti di questi ragazzi di cui si prende cura un’istituzione come l’università. L’università attraverso gli esami decreta l’idoneità dello studente a far parte di quel mondo di adulti detentori della conoscenza e del sapere professionale: essa si prende cura solo dell’intelletto dello studente? Lo studente è un oggetto parziale per l’istituzione? E’ lo studente che si percepisce in tal modo? L’università si prende cura della persona intera, e dunque anche della sua sfera emotiva e di come vengono integrate le differenti dimensioni dell’esistenza al suo interno?
Indicativo ci è sembrato il commento di una studente nel suo contributo “Spazio SEL: studenti lavoratori”:
“Spazio SeL è uno spazio di incontro, messo a disposizione degli studenti lavoratori dell'Università Cattolica. Non ci è dato di sapere quanti siamo (la nostra richiesta di informazioni è rimasta inevasa). In Italia sembra che gli studenti universitari che svolgono lavori durante gli anni di studio sono circa il 65%, che vanno ad aggiungersi ai lavoratori studenti (quelli che non possono frequentare le lezioni per impossibilità professionale: rappresentano l'8% degli studenti). A livello nazionale, quindi, siamo tanti, la maggioranza. Eppure l'università non è strutturata per accogliere o adattarsi alle nostre esigenze (non potremmo pretenderlo: l'università è dedicata allo studio, non agli studenti)”
Alcuni studenti sembrano anche chiedersi chi possa aiutarli a definire e consolidare la loro identità professionale, ovvero quali possono essere gli oggetti possibili di identificazione – aggiungiamo noi – che possono essere ritrovati e fatti propri all’interno dell’esperienza universitaria.
E’ attraverso una poesia di Gianni Rodari, “Il maestro giusto”, che tale riflessione sembra venire alla luce:
“C’era una volta un cane che non sapeva abbaiare.
Andò da un lupo a farselo spiegare,
ma il lupo gli rispose
con un tale ululato
che lo fece scappare spaventato.
Andò da un gatto, andò da un cavallo,
e – mi vergogno a dirlo –
perfino da un pappagallo.
Imparò dalle rane a gracidare,
dal bove a muggire,
dall’asino a ragliare,
dal topo a squittire,
dalla pecora a fare bè bè,
dalle galline a fare coccodè.
Imparò tante cose,
però non era affatto soddisfatto
e sempre si domandava
(magari con un qua qua…):
Che cos’è che non va?
Qualcuno gli risponda, se lo sa.
Forse era matto?
O forse non sapeva scegliere il maestro adatto?