altri contributiLa Sanità Italiana oggi e l'importanza della gestione della conoscenza
- L'evoluzione della Sanità
Il settore della sanità italiana è ormai da alcuni anni chiamato a rispondere a due grandi sfide:
- il contenimento della spesa sanitaria
- la maggiore efficacia della prevenzione, della cura e dell'assistenza.
- Le sfide e i cambiamenti nel contesto sanitario
Fonte: NetConsulting
Per soddisfare queste esigenze, tutti gli operatori sanitari, dalle strutture ospedaliere alle ASL, dagli Enti Regionali alle realtà di presidio del territorio, devono avviare un ampio processo di:
- modernizzazione delle strutture
- razionalizzazione dei processi e delle organizzazioni
- ripensamento delle prestazioni e dei servizi
- formazione delle risorse umane
Il percorso di evoluzione che oggi coinvolge le Aziende Ospedaliere e, in generale, le strutture e gli Enti preposti operanti nel settore sanitario, necessita di una visione sistemica che coinvolga le realtà a diversi livelli, tra loro interconnessi:
- organizzativo
- procedurale
- manageriale
- IT e tecnologico
Ovvero, le quattro leve per la modernizzazione.
- La visione sistemica per il cambiamento
Fonte: NetConsulting
- La gestione della conoscenza in Sanità
Come in qualunque settore, nelle organizzazioni sanitarie possiamo riconoscere due tipi di conoscenza:
La conoscenza organizzativa , cioè la conoscenza di norme, procedure e aspetti organizzativi cardine su cui ruota l'attività dell'azienda
La conoscenza “di dominio”, cioè la conoscenza legata al mestiere prevalente svolto dall'organizzazioneNel primo caso le problematiche di condivisione della conoscenza e consapevolezza aziendale accomunano le organizzazioni sanitarie a tutte le organizzazioni di paragonabile complessità anche di altri settori; applicazioni quali le intranet aziendali (o corporate wide web) con gli eventuali motori di ricerca associati, i sistemi di protocollazione, i sistemi di archiviazione e gestione documentale, sono analoghi a quelli utilizzati in altri settori.
Un interesse particolare riveste invece, a mio giudizio, la gestione della conoscenza propria del mestiere medico.
Il costante aumento della vita media e la diminuzione della mortalità infantile ci indicano che la medicina di fatto progredisce, e che quindi questo sapere viene gestito comunque in modo efficace, anche per la continua attenzione e mezzi che la ricerca medica richiama.
Sicuramente, però, lo spostamento di risorse dalle acuzie (curate in ospedale) da un lato alla prevenzione attiva e dall'altro all' assistenza per i malati cronici (entrambe erogate sul territorio e a domicilio), pongono un grosso problema di condivisione della conoscenza medica tra strutture diverse e cooperanti.
Se ci riferiamo allo schema precedente, che ci sottolinea i temi chiave per il cambiamento, la gestione della conoscenza entra come fattore fondamentale in molti dei temi indicati. A titolo di esempio ne riportiamo alcuni.
gestione del capitale umano
riqualificazione del personale ospedaliero, con strumenti di condivisione, quali cartella clinica informatizzata, foglio unico di terapia,..
riqualificazione del personale che opera sul territorio, in stretta cooperazione con il personale ospedaliero, per tutte le terapie che vengono progressivamente decentralizzate
efficienza ed efficacia
risk management:
è l'area di maggiore attenzione, oggi; l'istituzione in alcune strutture ospedaliere di una figura di risk manager facilita in prospettiva una visione sistemica; i temi di maggiore rilevanza dal punto di vista della conoscenza:
procedure e sistemi di supporto alle decisioni cliniche,
basi dati standardizzate per la diagnostica
protocolli standard (in particolare per l'oncologia)
sistemi di raccolta e interpretazione degli eventi avversi
trasparenza
tracciamento degli eventi clinici
relazione con l'ecosistema pubblico
integrazione centri di eccellenza:
servizi di second opinion, teleconsulto, tele diagnostica, indirizzati alle aree più lontane dai centri di eccellenza, con l'obiettivo di ridurre la mobilità interregionale
Tema centrale, inoltre, è la relazione con il paziente: la presenza crescente di portali informativi sulla salute (ad es. www.doctissimo.fr, in Francia, è uno dei portali francesi più visitati), wikipedia, i numerosi forum e blog, rendono il paziente o i suoi familiari molto più consapevoli e meno “passivi” nelle relazioni con il medico e obbligano anche il clinico a una sorta di interattività e cooperazione con il paziente, in fase di diagnosi, sicuramente diversa dal passato e per molti aspetti difficile da sostenere.
Si può concludere, quindi, che il cambiamento in Sanità è legato, in modo più o meno implicito, a una decisiva evoluzione nella gestione della conoscenza.
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La Sanità in Italia e le Regioni
Le valutazioni OCSE
Gli ultimi dati OCSE disponibili (2005) evidenziano che l'Italia destina alla sanità una spesa pari all'8,9% del PIL , allineata alla media dei 30 Paesi OCSE (9%), risultando al 10° posto
In termini di spesa pro capite, tuttavia, l'Italia si colloca al 18° posto e piuttosto sotto la media (2.532 $ contro 2.759 di spesa sanitaria complessiva)
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Nel nostro sistema sanitario si osserva una prevalenza della spesa ospedaliera che rappresenta il 48% della spesa pubblica totale e una ridotta spesa per la prevenzione. La spesa pubblica relativa ai soli ricoveri rappresenta il 42% di quella totale contro una media OCSE del 35%.
In generale, mentre negli altri paesi si è evidenziato nel corso degli ultimi 15 anni una riduzione dell' impegno pubblico in Italia esso rappresenta nel 2005 il 76,6% della spesa complessiva posizionandosi al di sopra della media OCES (72,5%) anche se la sua incidenza si è ridotta di quasi tre punti percentuali dal 1990. Quasi l'83% della spesa privata italiana è di tipo “out of pocket” ovvero spesa diretta delle famiglie mentre solo una piccola quota proviene da assicurazioni o fondi sanitari integrativi
Sicuramente, i dati evidenziano in generale una relazione diretta tra reddito pro capite e spesa sanitaria pro capite, ovvero paesi più ricchi tendono a spendere di più per la salute. Tuttavia , al di la di questo, l'estrema variabilità di spesa sanitaria tra paesi comunque benestanti evidenzia altri aspetti da considerare tra cui le diverse scelte in tema di:
Organizzazione, finanziamento e regolazione dei sistemi sanitari
Differenziali di innovazione delle tecnologie applicate alla sanità
Diverse combinazioni di quantità e prezzi di beni e servizi sanitari erogati
Diverse combinazioni di fattori di produzione utilizzati nell'erogazione dei servizi
- Le valutazioni italiane di fonte governativa
A settembre 2007 il governo Prodi ha pubblicato il Libro Verde sulla spesa pubblica, (MEF 6 settembre 2007)
Questo rapporto, con un pizzico di ottimismo, evidenzia un buon rapporto tra risorse impiegate e risultati in termini di salute della popolazione (intesa come speranza di vita e tasso di mortalità infantile)
Tuttavia, occorre garantire nel lungo periodo la sostenibilità del sistema puntando ancora una volta sull'incremento dell'efficienza del sistema e della qualità delle prestazioni
Questo significa sapere coniugare anche l'utilizzo temporaneo di strumenti di contenimento della spesa che riducano le disparità territoriali ma con la consapevolezza che essi non debbano ostacolare la vera cura del sistema, di tipo più profondo ed organizzativa che si attua dall'interno delle strutture e dei processi.
Il libro verde procede quindi ad effettuare un'analisi partendo da alcuni indicatori di efficienza e decidendo di focalizzare l'attenzione sull'assistenza ospedaliera.
Il dato chiave da cui si parte è il costo di un episodio di ricovero. A livello nazionale, un episodio di ricovero in AO costa nel 2004 3.940 euro per una spesa complessiva di 16 miliardi di euro, di cui circa il 60% per il personale.
Il costo medio per ricovero pesato indica l'entità media delle risorse impiegate per ciascun ricovero normalizzato per la complessità della casistica. E' preferito rispetto al costo medio per ricovero semplice perché da' un indicatore più corretto sul livello di efficienza relativa delle Aziende Ospedaliere di tutte le regioni.
La media italiana del costo medio per ricovero pesato è pari, nel 2004, a 3.450 euro.
- Le differenze tra regione e regione
Poiché in Italia la competenza sulla Sanità è regionale, è inevitabile che l'analisi scenda sul piano regionale.
Pertanto, se si declinano le medie nazionali regione per regione, si ha la chiara evidenza di come la situazione italiana sia in realtà molto variegata.
Se vediamo come si compone il costo medio per ricovero pesato di 3.450 euro, si nota che la regione con valore più elevato è il Lazio, con un valore di 5.083 euro; tali costi sono solo in parte giustificabili con la complessità delle casistiche trattate. Segue il Piemonte (4.459)
Un altro indicatore di efficienza è il costo medio per degenza pari a livello nazionale a 674 euro, che visto su base regionale oscilla tra i 932 euro del Piemonte e i 593 euro della Liguria.In questo caso, i costi sono molto influenzati dalle diverse specialità delle strutture: a Torino il CTO presenta un costo di 1.144 euro in ragione della sua specializzazione nella traumatologia
Complessivamente, quindi, è evidente una forte variabilità di costi tra una regione e l'altra e una spesa elevata presso alcune regioni (Piemonte, Lazio, Marche, Toscana) e bassa presso altre (Sicilia, Liguria) ma spesso sotto ci sono delle motivazioni molto differenti ed eterogenee.
Per quanto riguarda i posti letto per abitante ben 12 regioni (incluse le PA di Trento e BZ) superano lo standard posto dalla normativa nazionale di 4,5 posti letto per 1000 abitanti (comprendendo quelli per acuti, lungodegenza, riabilitazione, psichiatria).
Il costo medio per abitante dell'assistenza ospedaliera erogata dagli ospedali pubblici e privati accreditati nel 2002 è stato pari a 656 euro a livello nazionale, con una rilevante variabilità: le PA di trento e bolzano registrano i valori più alti rispettivamente di 908 e 837 euro (anche a causa del ridotto numero di abitanti che, probabilmente, non permette di ammortizzare adeguatamente costi fissi incomprimibili) mentre Emilia Romagna e Lombardia quelli più bassi.- La mobilità interregionale
La Sanità Italiana a livello complessivo ha sicuramente migliorato la propria immagine nei confronti della propria utenza , e ne è una prova il fatto che i cosiddetti “viaggi della speranza” all'estero si sono significativamente ridotti.
Se però esaminiamo lo stesso fenomento a livello regionale, vediamo che esistono i “viaggi della speranza interregionali” ; nella figura che segue si vedono evidenziati con le frecce rosse le regioni da cui i pazienti si spostano (Piemonte, PA di Trento, Marche, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna) e da un saldo positivo di mobilità quelle che li accolgono (Lombardia, Veneto, PA di Bolzano, Friuli, Emilia Romagna, Toscana, Lazio,..)
Il costo medio per abitante è da mettersi anche in relazione anche all'articolazione dei tassi di mobilità: la Lombardia, ad es., a fronte di un costo per abitante contenuto, riceve ogni anno circa 70.000 degenti da altre regioni , che aumentano i costi medi per abitante, al contrario, regioni come Sardegna, Sicilia o Campania evidenziano oltre a costi elevati per abitanti, anche flussi negativi.
Forte saldo positivo anche per Emilia Romagna (41.000) e Toscana (19.000)
Anche altri indici di inappropriatezza , quali l'indicatori di parti cesarei effettuati o il tasso di ricoveri ordinari rispetto ai ricoveri per acuti evidenziano l'inappropriatezza delle regioni meridionali. Su queste ultime pesano anche alcune distorsioni riguardante gli enti (in particolare cliniche e ambulatori medici) privati accreditati al SSN ; nel Mezzogiorno infatti la Sanità privata è una ricca industria che spesso, soprattutto nella diagnostica e nelle analisi di laboratorio, sopperisce alle mancanze ed ai vuoti lasciati dal servizio pubblico
Tutti questi indicatori, presi congiuntamente, ci dicono che a fronte di elevati costi medi delle strutture ospedaliere di alcune regioni, come Campania, Molise e Calabria, corrispondono bassi indici di complessità dei ricoveri, elevati livelli di inappropriatezza delle prestazioni.
Fonte: elaborazioni ASSR su dati SIS, Ministero della Salute
Il difficile compito del sistema sanitario italiano, che complessivamente ha un ragionevole livello di qualità ed efficienza, è di individuare le zone d'ombra che creano effetti distorsivi che vanno corretti o contenuti nel tempo.
Questo può anche essere fatto considerando alcuni parametri di efficienza/efficacia e cercando di contenere gli sprechi, sapendo che occorre comunque considerare le peculiarità in termini di processi, organizzazione, cultura e che anche su questi occorre agire in modo più complesso e sistemico
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