Area di approfondimento: Psicologia

 
Lucio D'Ettorre
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Intervista
 
prima domanda
seconda domanda
- La cassetta degli attrezzi
terza domanda
- La presenza online
quarta domanda
- Le dimamiche ed i processi emergenti
quinta domanda
- Internet based Self management 360°
 
" Prima domanda: Un po' di storia, ovvero analisi evolutiva dei processi e delle dinamiche di adattamento e di coevoluzione messe in atto all'interno dell'area disciplinare per far fronte all'impatto delle nuove tecnologie di gestione della conoscenza (KMT);
   

--La tua attività come psicologo e professionista negli interventi organizzativi ti ha permesso di coprire proprio quell'arco temporale importante che va dagli anni '70 ad oggi; in pratica dalla prima diffusione delle applicazioni dell'IC&T nelle organizzazioni alla situazione attuale (EDP, Office automation, Informatica Distribuita, Internet, ecc.), o meglio ancora agli scenari oggi prevedibili.
Questa evoluzione ha provocato trasformazioni negli stessi processi di gestione della conoscenza a livello individuale, di gruppo ed organizzativo. Nella tua esperienza e riflessione, quando l'impatto I&CT ha iniziato a manifestare i suoi effetti sulla attività di uno psicologo nelle organizzazioni ed inoltre si è in presenza di un percorso specifico in ambito psicologico oppure il trend è stato in linea con quanto accaduto in altri ambiti …--------


Il contesto cui mi riferisco è quello specifico della mia professione di psicologo. In questo ambito la tematica in discussione è periferica e costituzionalmente deficitaria. Infatti quasi per definizione gli psicologi sono refrattari a interessarsi dell'IC&T, e molto spesso se ne vantano. E' quindi difficile per me fare Un po' di storia: non ho visto da parte dei colleghi (almeno quelli con cui ho avuto modo di collaborare professionalmente) interesse e partecipazione versus la tematica. Quindi non ho potuto verificare una evoluzione negli atteggiamenti che possa giustificare un discorso storico. Lo psicologo, per quella che è la mia esperienza, è rimasta fondamentalmente estraneo al mondo dell'IC&T. Coerentemente con il tipo di formazione accademica, lo psicologo guarda alla conoscenza secondo una tripartizione in comparti distinti e separati: conoscenza umanistica, conoscenza scientifica e conoscenza tecnologica. Lo psicologo per lo più si sente di occupare una spazio (più o meno ampio) della conoscenza umanistica. Qualcuno che sa osare di più, si sente inserito in un discorso scientifico. In ogni caso si esclude la dimensione tecnologica. C'era una trasmissione della TV delle origini dal titolo Il braccio e la mente. Ecco, lo psicologo in modo indiscusso si posiziona nell'area della mente, evitando accuratamente qualsiasi contatto con il braccio. Con questo atteggiamento culturale, lo psicologo in genere il problema della tecnologia della conoscenza non se lo pone: esistono libri, appunti, disegni, lezioni magistrali ed esercitazioni in aula, colloqui in studio faccia-a-faccia ….. che bisogno c'è di una tecnologia della conoscenza?
Ovviamente c'è sempre qualche eccezione. Ricordo che negli anni '70 il prof. Mario Groppo si era posto in modo costruttivo il problema della gestione tecnologica della conoscenza. A quei tempi parlava piuttosto di tecnologia dell'insegnamento, ed era più un tema di trasmissione di informazioni e contenuti che di vera e propria gestione della conoscenza. Comunque era un bell'inizio. Numero corsi di formazioni per presidi ed insegnati, tenuti all'OPPI di Milano, facevano uso di avveniristici laboratori didattici con televisioni a circuito chiuso. Si sperimentava in qualche modo quella che oggi è la formazione a distanza. Per quello che sono i miei ricordi, penso che il Programma Nettuno, l'Università a distanza, di oggi sia realizzato grosso modo con la stessa tecnologia che si sperimentava in quegli anni. Sempre negli anni '70, in alcune occasioni era intervenuto in incontri seminariali con noi giovani psicologi anche Silvio Ceccato, colui che introdusse la cibernetica in Italia. Ci raccontava storie mirabolanti circa quello che sarebbe avvenuto nel momento in cui la cibernetica avesse mantenuto le sue promesse in termini di produzione di tecnologie avveniristiche. La cibernetica ha mantenuto le sue promesse, andando oltre l'immaginabile. Ma gli psicologi oggi non hanno più un Silvio Ceccato che racconta loro strane storie di cervelli artificiali, di macchine pensanti, di linguaggi di programmazione.
Gli anni '70 sono stati il periodo in cui i semi di quella che sarebbe stata la successiva ricoluzione informatica erano stati gettati. A mio avviso noi, psicologi in formazione in quegli anni, avevamo avuto l'occasione di cogliere al volo una grande opportunità: in quanto responsabili della psicologia umana, e quindi di tutte le sue potenzialità affettive cognitive emozionali razionali …, potevamo porci all'avanguardia nella ricerca sulla conoscenza e sulle tecnologie per la sua gestione. Potevamo cioè diventare gli alfieri dell'integrazione tra l'uomo e le tecnologie, superando i fantasmi del barocco romantico e del mito del Dottor Frankestein.
Il distacco tra la psicologia e l'I&CT che si andava formando, avvenne in modo più evidente negli anni '80. In questi anni ci fu la comparsa e l'immediata diffusione del P.C.: negli uffici e nelle case. Non occorrevano più costosissimi ed ingombranti mainframe che solo le organizzazioni più importanti potevano permettersi. Era all'improvviso disponibile un prodotto informatico cui tutti potevano accedere.
In quel momento è iniziato l'avvio dell'accumulo delle informazioni. Non è ancora il caso di parlare di conoscenza.
E' piuttosto nel corso degli anni '90, quando è diventata di massa la diffusione di opportunità comunicative, relazionali e conoscitive veramente rivoluzionarie: prima Intranet e poi Internet. In particolare con Internet ha iniziato a porsi in termini non più rinviabili il problema della conoscenza e delle tecnologie necessarie alla sua gestione. Un esempio molto particolare può essere istruttivo. Sul finire degli anni '90 sono stato chiamato da un'Azienda tra quelle leader nella produzione e vendita di enciclopedie per affrontare il tema dell'evoluzione del concetto stesso di enciclopedia nella società dell'informatica. Dallo studio condotto è subito emersa l'evidenza per cui la disponibilità delle nuove tecnologie (P.C. ed Internet) rendeva totalmente obsoleta la tradizionale enciclopedia a supporto cartaceo. Successivamente emersero due proposte per sostituire l'enciclopedia tradizionale. La prima rappresentava l'evoluzione lineare del concetto di enciclopedia come accumulo di informazioni. Infatti la soluzione era stata individuata nell'utilizzo del CD come supporto in cui inserire tantissime informazioni da trattare con innovative funzioni di ricerca. Sono state in circolazione tantissime enciclopedie basate su tale concetto. La seconda proposta era fondata su quattro qualità organizzative dei processi informativi: l'interattività, la personalizzazione, l'attualità (aggiornamento in tempo reale), l'espansione. Ovviamente come supporto non era previsto il CD, bensì Internet. Questa più che una proposta da rendere immediatamente operativa, secondo me ha rappresentato il momento in cui si è passati dalla visione dell'enciclopedia come agglomerato di informazioni, accumulate in una memoria di massa, alla visione dell'enciclopedia come insieme di opportunità tecnologiche il cui utilizzo mette le persone in grado di generare conoscenza.
Ecco, per rispondere in modo sintetico alla domanda rivoltami nell'intervista, lo studio condotto sul concetto di enciclopedia mi ha obbligato ad una riflessione sulla conoscenza e sul suo rapporto con la tecnologia. Da quel momento in poi l'I&CT mi accompagna come serbatoio di risorse cui attingere ogni qual volta mi trovo a dover relazionarmi, comunicare e conoscere. Tutto mi diventa più facile, immediato e significativo.

 
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" Seconda domanda: La cassetta degli attrezzi, ovvero la verifica della applicabilità e della validità di teorie, modelli e metodologie operative, tutte nate e consolidatesi pre-Internet, nei nuovi spazi di azione organizzativa ad alto tasso di tecnologia di gestione della conoscenza che si prospettano, evoluzione della complessità dei modelli;
   


I modelli che reggono l'intervento dello psicologo nelle organizzazioni sono nati e si sono consolidati "pre internet" e quindi con una tecnologia di gestione della conoscenza qualitativamente differente.
La "cassetta degli attrezzi" che abbiamo riempito con le teorie, i modelli, gli strumenti, le regole empiriche ed euristiche, ecc. sperimentate nel passato può essere semplicemente mantenuta tout court, oppure occorre introdurre nuovi "attrezzi" più adeguati alla maggiore complessità degli spazi di azione organizzativa che si prospettano (Knowledge management reengineering).


Riprendendo alcune concettualizzazioni espresse sullo stimolo della precedente domanda, penso che la "cassetta degli attrezzi" debba essere completata ricercando nuovi strumenti, più efficaci ed efficienti per la gestione di una conoscenza i cui contenuti già oggi ma ancor più domani saranno diversi da quelli noti. In particolare pongo come obiettivi della conoscenza il relazionarsi (posizionarsi all'interno dei sistemi complessi), il comunicare (partecipare attivamente ai processi organizzativi interni ai sistemi) oltre che il conoscere (valorizzare la dimensione cognitiva). Le modalità necessarie al conseguimento degli obiettivi sono l'interattività, la personalizzazione, l'attualità e l'espansione.

Se costruiamo una tabella a doppia entrata dove gli obiettivi si incrociano con le modalità per il loro conseguimento, abbiamo un quadro delle potenzialità di sviluppo delle tecnologie di gestione della conoscenza:


INTERATTIVITA' PERSONALIZZAZIONE ATTUALITA' ESPANSIONE
RELAZIONARSI

COMUNICARE

CONOSCERE

Ciascuna delle dodici celle vuote devono essere riempita con strumenti adeguati. In parte ciò già sta avvenendo.


 
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" Terza domanda: Le dinamiche, ovvero il tema dei processi e delle dinamiche emergenti di autorganizzazione sistemica in quegli spazi-tempi dell'azione organizzativa aperti dall'I&CT. Si intendono per dinamiche generali emergenti quelle proprietà di un sistema capaci di creare nel tempo strutture dinamicamente complesse che provocano trend generali di autorganizzazione attorno ad attrattori organizzativi anche variabili;
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Una domanda che riguarda il tema dei processi, delle condizioni di equilibrio, delle dinamiche emergenti, in particolare riferite alla riorganizzazione della relazione consulenziale.


La complessità cresce. Per capirne il senso bisogna precisare la definizione di riferimento. Per me, seguendo l'insegnamento di Niklas Luhman, la complessità è data dalla differenza tra le scelte che il singolo (individuo o gruppo) può realmente effettuare e quelle invece rese disponibili dal "mondo". In questa prospettiva c'è il rischio (più che reale, in quanto il relativo processo a mio avviso è già in atto) che si verifichi un incontrollato aumento della complessità. Ciò vorrebbe dire l'attivarsi di un processo di continua emarginazione e progressiva crescita di impotenza per il singolo. In questa prospettiva è la conoscenza a porsi come mediatrice tra il singolo (individuo o gruppo) e la complessità: la sua azione si manifesta nel momento in cui consente al singolo di accedere alla complessità, ed in tal modo di ridurla. E' evidente come in questa prospettiva, oggi, dato il livello di complessità organizzativa in cui l'uomo si trova a vivere, solo lo sviluppo di adeguate tecnologie di gestione può consentire un concreto utilizzo della conoscenza come modalità per l'accesso alla complessità ed alla sua conseguente riduzione.

A questo punto, in termini un po' provocatori, posso dire che la conoscenza consente al singolo di utilizzare la meglio le mille e mille opportunità di sviluppo organizzativo offerte dalla complessità. Quindi la conoscenza non fine a se stessa, ma mezzo per accedere alla complessità, sfruttarne le potenzialità creative per produrre nuova complessità ed in tal modo rendere possibili le condizioni per generare nuova conoscenza.

In questi termini la riorganizzazione della relazione consulenziale dello psicologo che opera nelle e con le organizzazioni complesse consiste nel passaggio dai contenuti della consulenza (competenze circa il cosa bisogna fare: il destinatario della consulenza è l'organizzazione) alle modalità di realizzazione della consulenza (predisporre le relazioni tra i destinatari della consulenza -non più l'organizzazione, bensì gli uomini che vi lavorano all'interno- in modo tale che da soli riescano a trovare / elaborare i contenuti per la risoluzione di problemi da loro stessi definiti come tali). L'attività consulenziale diventa anche il momento in cui ai destinatari dell'intervento vengono fornite le risorse tecnologiche adeguate per la gestione della conoscenza di cui hanno bisogno per la risoluzione dei problemi.


 
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" Quarta domanda: La presenza online, ovvero come essere presenti in Internet, oltre la navigazione, verso la presenza culturale/professionale per gli individui, i gruppi, le organizzazioni.
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Oggi la separazione reale/virtuale che ha consentito la latitanza on line di troppi si rivela sempre più una eccessiva semplificazione. Cosa vuol dire oggi essere presenti on line, e l'on line può essere una modalità di presenza professionale / culturale per gli psicologi nell'ambito delle applicazioni in ambito organizzativo.

Oggi più che necessaria la presenza on-line è naturale, nel senso che entra a far parte del più ovvio e scontato insieme di risorse comunicative che qualsiasi professionista deve possedere. Lo psicologo infatti trae dalla comunicazione la gran parte delle sue risorse professionali: comunicazione come trasmissione di informazione ma anche e soprattutto comunicazione come creazione di opportunità di avvio di processi di organizzazione relazionale. La presenza on-line consente di individuare e valorizzare le opportunità di relazione tramite l'uso di linguaggi nuovi, l'espressività, l'accessibilità / disponibilità on-line in ogni momento, l'interattività.

 


 
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" Quinta domanda: Produrre e consumare conoscenza nella società della conoscenza
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Le domande precedenti erano rivolte al professionista ed esperto, questa domanda si rivolge al "cittadino della futura società della conoscenza ad alto tasso di I&CT" che già da oggi utilizza Internet nella stessa vita quotidiana per gestire conoscenza a 360°: scuola, lavoro, formazione, salute, tempo libero, economia, finanza, ricerca, marketing, identità personale, politica, rapporto con la pubblica amministrazione, editoria ecc. (Internet Based Knowledge Management 360°)


La mia risposta è semplice ed immediata: Produrre e consumare conoscenza nella società della conoscenza significa produrre e consumare opportunità di incontro di un sistema a crescente complessità organizzativa.


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