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Prima domanda:
Un po' di storia, ovvero analisi evolutiva
dei processi e delle dinamiche di adattamento e di coevoluzione
messe in atto all'interno dell'area disciplinare per far fronte
all'impatto delle nuove tecnologie di gestione della conoscenza
(KMT);
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--La
tua attività come psicologo e professionista negli interventi
organizzativi ti ha permesso di coprire proprio quell'arco temporale
importante che va dagli anni '70 ad oggi; in pratica dalla prima diffusione
delle applicazioni dell'IC&T nelle organizzazioni alla situazione
attuale (EDP, Office automation, Informatica Distribuita, Internet,
ecc.), o meglio ancora agli scenari oggi prevedibili.
Questa evoluzione ha provocato trasformazioni negli stessi processi
di gestione della conoscenza a livello individuale, di gruppo ed organizzativo.
Nella tua esperienza e riflessione, quando l'impatto I&CT ha iniziato
a manifestare i suoi effetti sulla attività di uno psicologo
nelle organizzazioni ed inoltre si è in presenza di un percorso
specifico in ambito psicologico oppure il trend è stato in linea
con quanto accaduto in altri ambiti
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Il
contesto cui mi riferisco è quello specifico della mia professione
di psicologo. In questo ambito la tematica in discussione è periferica
e costituzionalmente deficitaria. Infatti quasi per definizione gli psicologi
sono refrattari a interessarsi dell'IC&T, e molto spesso se ne vantano.
E' quindi difficile per me fare Un po' di storia: non ho visto da parte
dei colleghi (almeno quelli con cui ho avuto modo di collaborare professionalmente)
interesse e partecipazione versus la tematica. Quindi non ho potuto verificare
una evoluzione negli atteggiamenti che possa giustificare un discorso
storico. Lo psicologo, per quella che è la mia esperienza, è
rimasta fondamentalmente estraneo al mondo dell'IC&T. Coerentemente
con il tipo di formazione accademica, lo psicologo guarda alla conoscenza
secondo una tripartizione in comparti distinti e separati: conoscenza
umanistica, conoscenza scientifica e conoscenza tecnologica. Lo psicologo
per lo più si sente di occupare una spazio (più o meno ampio)
della conoscenza umanistica. Qualcuno che sa osare di più, si sente
inserito in un discorso scientifico. In ogni caso si esclude la dimensione
tecnologica. C'era una trasmissione della TV delle origini dal titolo
Il braccio e la mente. Ecco, lo psicologo in modo indiscusso si posiziona
nell'area della mente, evitando accuratamente qualsiasi contatto con il
braccio. Con questo atteggiamento culturale, lo psicologo in genere il
problema della tecnologia della conoscenza non se lo pone: esistono libri,
appunti, disegni, lezioni magistrali ed esercitazioni in aula, colloqui
in studio faccia-a-faccia
.. che bisogno c'è di una tecnologia
della conoscenza?
Ovviamente c'è sempre qualche eccezione. Ricordo che negli anni
'70 il prof. Mario Groppo si era posto in modo costruttivo il problema
della gestione tecnologica della conoscenza. A quei tempi parlava piuttosto
di tecnologia dell'insegnamento, ed era più un tema di trasmissione
di informazioni e contenuti che di vera e propria gestione della conoscenza.
Comunque era un bell'inizio. Numero corsi di formazioni per presidi ed
insegnati, tenuti all'OPPI di Milano, facevano uso di avveniristici laboratori
didattici con televisioni a circuito chiuso. Si sperimentava in qualche
modo quella che oggi è la formazione a distanza. Per quello che
sono i miei ricordi, penso che il Programma Nettuno, l'Università
a distanza, di oggi sia realizzato grosso modo con la stessa tecnologia
che si sperimentava in quegli anni. Sempre negli anni '70, in alcune occasioni
era intervenuto in incontri seminariali con noi giovani psicologi anche
Silvio Ceccato, colui che introdusse la cibernetica in Italia. Ci raccontava
storie mirabolanti circa quello che sarebbe avvenuto nel momento in cui
la cibernetica avesse mantenuto le sue promesse in termini di produzione
di tecnologie avveniristiche. La cibernetica ha mantenuto le sue promesse,
andando oltre l'immaginabile. Ma gli psicologi oggi non hanno più
un Silvio Ceccato che racconta loro strane storie di cervelli artificiali,
di macchine pensanti, di linguaggi di programmazione.
Gli anni '70 sono stati il periodo in cui i semi di quella che sarebbe
stata la successiva ricoluzione informatica erano stati gettati. A mio
avviso noi, psicologi in formazione in quegli anni, avevamo avuto l'occasione
di cogliere al volo una grande opportunità: in quanto responsabili
della psicologia umana, e quindi di tutte le sue potenzialità affettive
cognitive emozionali razionali
, potevamo porci all'avanguardia
nella ricerca sulla conoscenza e sulle tecnologie per la sua gestione.
Potevamo cioè diventare gli alfieri dell'integrazione tra l'uomo
e le tecnologie, superando i fantasmi del barocco romantico e del mito
del Dottor Frankestein.
Il distacco tra la psicologia e l'I&CT che si andava formando, avvenne
in modo più evidente negli anni '80. In questi anni ci fu la comparsa
e l'immediata diffusione del P.C.: negli uffici e nelle case. Non occorrevano
più costosissimi ed ingombranti mainframe che solo le organizzazioni
più importanti potevano permettersi. Era all'improvviso disponibile
un prodotto informatico cui tutti potevano accedere.
In quel momento è iniziato l'avvio dell'accumulo delle informazioni.
Non è ancora il caso di parlare di conoscenza.
E' piuttosto nel corso degli anni '90, quando è diventata di massa
la diffusione di opportunità comunicative, relazionali e conoscitive
veramente rivoluzionarie: prima Intranet e poi Internet. In particolare
con Internet ha iniziato a porsi in termini non più rinviabili
il problema della conoscenza e delle tecnologie necessarie alla sua gestione.
Un esempio molto particolare può essere istruttivo. Sul finire
degli anni '90 sono stato chiamato da un'Azienda tra quelle leader nella
produzione e vendita di enciclopedie per affrontare il tema dell'evoluzione
del concetto stesso di enciclopedia nella società dell'informatica.
Dallo studio condotto è subito emersa l'evidenza per cui la disponibilità
delle nuove tecnologie (P.C. ed Internet) rendeva totalmente obsoleta
la tradizionale enciclopedia a supporto cartaceo. Successivamente emersero
due proposte per sostituire l'enciclopedia tradizionale. La prima rappresentava
l'evoluzione lineare del concetto di enciclopedia come accumulo di informazioni.
Infatti la soluzione era stata individuata nell'utilizzo del CD come supporto
in cui inserire tantissime informazioni da trattare con innovative funzioni
di ricerca. Sono state in circolazione tantissime enciclopedie basate
su tale concetto. La seconda proposta era fondata su quattro qualità
organizzative dei processi informativi: l'interattività, la personalizzazione,
l'attualità (aggiornamento in tempo reale), l'espansione. Ovviamente
come supporto non era previsto il CD, bensì Internet. Questa più
che una proposta da rendere immediatamente operativa, secondo me ha rappresentato
il momento in cui si è passati dalla visione dell'enciclopedia
come agglomerato di informazioni, accumulate in una memoria di massa,
alla visione dell'enciclopedia come insieme di opportunità tecnologiche
il cui utilizzo mette le persone in grado di generare conoscenza.
Ecco, per rispondere in modo sintetico alla domanda rivoltami nell'intervista,
lo studio condotto sul concetto di enciclopedia mi ha obbligato ad una
riflessione sulla conoscenza e sul suo rapporto con la tecnologia. Da
quel momento in poi l'I&CT mi accompagna come serbatoio di risorse
cui attingere ogni qual volta mi trovo a dover relazionarmi, comunicare
e conoscere. Tutto mi diventa più facile, immediato e significativo.
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Seconda domanda: La cassetta degli
attrezzi, ovvero la verifica della applicabilità e della
validità di teorie, modelli e metodologie operative, tutte
nate e consolidatesi pre-Internet, nei nuovi spazi di azione organizzativa
ad alto tasso di tecnologia di gestione della conoscenza che si
prospettano, evoluzione della complessità dei modelli;
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I modelli che reggono l'intervento dello psicologo nelle organizzazioni
sono nati e si sono consolidati "pre internet" e quindi con
una tecnologia di gestione della conoscenza qualitativamente differente.
La "cassetta degli attrezzi" che abbiamo riempito con le teorie,
i modelli, gli strumenti, le regole empiriche ed euristiche, ecc. sperimentate
nel passato può essere semplicemente mantenuta tout court, oppure
occorre introdurre nuovi "attrezzi" più adeguati alla
maggiore complessità degli spazi di azione organizzativa che si
prospettano (Knowledge management reengineering).
Riprendendo
alcune concettualizzazioni espresse sullo stimolo della precedente domanda,
penso che la "cassetta degli attrezzi" debba essere completata
ricercando nuovi strumenti, più efficaci ed efficienti per la gestione
di una conoscenza i cui contenuti già oggi ma ancor più domani
saranno diversi da quelli noti. In particolare pongo come obiettivi della
conoscenza il relazionarsi (posizionarsi all'interno dei sistemi complessi),
il comunicare (partecipare attivamente ai processi organizzativi interni
ai sistemi) oltre che il conoscere (valorizzare la dimensione cognitiva).
Le modalità necessarie al conseguimento degli obiettivi sono l'interattività,
la personalizzazione, l'attualità e l'espansione.
Se
costruiamo una tabella a doppia entrata dove gli obiettivi si incrociano
con le modalità per il loro conseguimento, abbiamo un quadro delle
potenzialità di sviluppo delle tecnologie di gestione della conoscenza:
INTERATTIVITA' PERSONALIZZAZIONE ATTUALITA' ESPANSIONE
RELAZIONARSI
COMUNICARE
CONOSCERE
Ciascuna
delle dodici celle vuote devono essere riempita con strumenti adeguati.
In parte ciò già sta avvenendo.
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Terza domanda: Le dinamiche, ovvero
il tema dei processi e delle dinamiche emergenti di autorganizzazione
sistemica in quegli spazi-tempi dell'azione organizzativa aperti
dall'I&CT. Si intendono per dinamiche generali emergenti quelle
proprietà di un sistema capaci di creare nel tempo strutture
dinamicamente complesse che provocano trend generali di autorganizzazione
attorno ad attrattori organizzativi anche variabili;
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Una domanda che riguarda il tema dei processi, delle condizioni
di equilibrio, delle dinamiche emergenti, in particolare riferite
alla riorganizzazione della relazione consulenziale.
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La complessità
cresce. Per capirne il senso bisogna precisare la definizione di riferimento.
Per me, seguendo l'insegnamento di Niklas Luhman, la complessità
è data dalla differenza tra le scelte che il singolo (individuo o
gruppo) può realmente effettuare e quelle invece rese disponibili
dal "mondo". In questa prospettiva c'è il rischio (più
che reale, in quanto il relativo processo a mio avviso è già
in atto) che si verifichi un incontrollato aumento della complessità.
Ciò vorrebbe dire l'attivarsi di un processo di continua emarginazione
e progressiva crescita di impotenza per il singolo. In questa prospettiva
è la conoscenza a porsi come mediatrice tra il singolo (individuo
o gruppo) e la complessità: la sua azione si manifesta nel momento
in cui consente al singolo di accedere alla complessità, ed in tal
modo di ridurla. E' evidente come in questa prospettiva, oggi, dato il livello
di complessità organizzativa in cui l'uomo si trova a vivere, solo
lo sviluppo di adeguate tecnologie di gestione può consentire un
concreto utilizzo della conoscenza come modalità per l'accesso alla
complessità ed alla sua conseguente riduzione.
A
questo punto, in termini un po' provocatori, posso dire che la conoscenza
consente al singolo di utilizzare la meglio le mille e mille opportunità
di sviluppo organizzativo offerte dalla complessità. Quindi la
conoscenza non fine a se stessa, ma mezzo per accedere alla complessità,
sfruttarne le potenzialità creative per produrre nuova complessità
ed in tal modo rendere possibili le condizioni per generare nuova conoscenza.
In
questi termini la riorganizzazione della relazione consulenziale dello
psicologo che opera nelle e con le organizzazioni complesse consiste nel
passaggio dai contenuti della consulenza (competenze circa il cosa bisogna
fare: il destinatario della consulenza è l'organizzazione) alle
modalità di realizzazione della consulenza (predisporre le relazioni
tra i destinatari della consulenza -non più l'organizzazione, bensì
gli uomini che vi lavorano all'interno- in modo tale che da soli riescano
a trovare / elaborare i contenuti per la risoluzione di problemi da loro
stessi definiti come tali). L'attività consulenziale diventa anche
il momento in cui ai destinatari dell'intervento vengono fornite le risorse
tecnologiche adeguate per la gestione della conoscenza di cui hanno bisogno
per la risoluzione dei problemi.
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Quarta domanda: La presenza online,
ovvero come essere presenti in Internet, oltre la navigazione, verso
la presenza culturale/professionale per gli individui, i gruppi,
le organizzazioni.
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Oggi la separazione reale/virtuale che ha consentito la latitanza
on line di troppi si rivela sempre più una eccessiva semplificazione.
Cosa vuol dire oggi essere presenti on line, e l'on line può
essere una modalità di presenza professionale / culturale
per gli psicologi nell'ambito delle applicazioni in ambito organizzativo.
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Oggi
più che necessaria la presenza on-line è naturale, nel senso
che entra a far parte del più ovvio e scontato insieme di risorse
comunicative che qualsiasi professionista deve possedere. Lo psicologo infatti
trae dalla comunicazione la gran parte delle sue risorse professionali:
comunicazione come trasmissione di informazione ma anche e soprattutto comunicazione
come creazione di opportunità di avvio di processi di organizzazione
relazionale. La presenza on-line consente di individuare e valorizzare le
opportunità di relazione tramite l'uso di linguaggi nuovi, l'espressività,
l'accessibilità / disponibilità on-line in ogni momento, l'interattività.
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Quinta domanda: Produrre e consumare
conoscenza nella società della conoscenza
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Le domande precedenti erano rivolte al professionista ed esperto,
questa domanda si rivolge al "cittadino della futura società
della conoscenza ad alto tasso di I&CT" che già
da oggi utilizza Internet nella stessa vita quotidiana per gestire
conoscenza a 360°: scuola, lavoro, formazione, salute, tempo
libero, economia, finanza, ricerca, marketing, identità personale,
politica, rapporto con la pubblica amministrazione, editoria ecc.
(Internet Based Knowledge Management 360°)
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La
mia risposta è semplice ed immediata: Produrre e consumare conoscenza
nella società della conoscenza significa produrre e consumare opportunità
di incontro di un sistema a crescente complessità organizzativa.
Up
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