| |
ICT
e PsicheC..........
Numerosi
sono gli studi su come il futuro prossimo dell’ICT condizionerà il nostro
stile di vita, il nostro modo di lavorare e sui modi che abbiamo di concepire
la realtà, lo spazio, il tempo, la conoscenza, l’identità. Si è discusso
a lungo sulla inadeguatezza di tradizionali dicotomie come reale-virtuale,
naturale-artificiale ed i più recenti sviluppi tecnologici cominciano
a farci esperire, in modo più o meno consapevole, queste trasformazioni.
Vediamo ogni sei mesi superare soglie di definizione, qualità e realismo
delle immagini digitali tali da poter accostarsi alla realtà. Pensiamo
a come il digitale nel cinema, dai soli effetti speciali, si sia esteso
sostituendo gli scenari e gli attori reali. Nei prossimi anni realizzare
un film sarà come mettere sullo schermo un sogno, una fantasia, un’idea
così com’è stata immaginata, in ogni particolare e con un realismo elevatissimo.
La distanza tra video giochi e cinema si assottiglierà, questo darà vita
a sempre maggiori possibilità esperenziali e di immersione nelle storie.
Questa possibilità di comunicare, esprimersi ed esperire diventerà un
tuffo nel mondo immaginale che non ha paragoni, è un salto paradigmatico.
Nel passato abbiamo usufruito di ridotte capacità di memoria, espressione
e condivisione di informazioni, non si tratta quindi di rendere più efficienti
i supporti e i canali tradizionali ma letteralmente di una trasformazione.
Cos’è
l’informazione? Non è di certo una proprietà dell’inchiostro o della carta
di un libro, così come non è riducibile ai bit che scorrono in un microchip
e non sono nemmeno le molecole in sé del DNA. L’informazione non è una
“cosa” è un sistema complesso di interazioni, è una realtà emergente inseparabile
dalla cognizione che la produce. La vita è cognizione e l’ ICT sono una
dilatazione della nostra mente. In futuro comunicare sarà sempre più simile
all’esperienza di immaginare, multisensoriale, multimediale e questa ricchezza
di canali e linguaggi arricchirà la nostra identità, le relazioni e la
cultura.
La
nostra memoria, conoscenza, identità sarà dislocata, alimentata ed espressa
nell’ICT con una crescente integrazione uomo tecnologia. Incominciamo
a sperimentare solo ora le intuizioni degli scrittori di fantascienza
(vedi anche la bodyart) che avevano mostrato come in realtà il nostro
corpo, da sempre base “materiale” della nostra identità, è in realtà un
limite valicabile.
La possibilità di condividere informazioni fuori dalla azione verbale
e gestuale diretta è cominciata con le prime pitture rupestri, con i primi
segni con le forme di scrittura primordiali. Dov’è la conoscenza? Nei
neuroni? Nelle menti? Nei libri? E’ un sistema di significati e relazioni,
è una forma di ordine autonomo. Cosa significa poter rappresentare, immagini,
suoni, fantasie, idee? Gli esempi di diffusione di conoscenza sono numerosi.
Che impatto ha memorizzare informazioni in grande quantità, recuperarle
velocemente, trasportarle su vari supporti? Quanta musica avete ascoltato
da quanto siete nati grazie al vinile e poi ai CD? Che impatto ha poter
registrare tutta la musica che possedete in un oggetto che sta nel palmo
di una mano come un lettore mp3? E avere legato al collo (chiavette USB)
una memoria con dentro i libri che amiamo, i film, le foto, i ricordi?
Quanto ci rappresenta? Come amplifica la nostra identità e possibilità
di condivisione?
L’attuale
possibilità di costruire realtà virtuali sempre più complesse, realistiche
e interattive crea un ponte con la “capacità immaginale”. La progressiva
integrazione di diverse funzioni in un unico supporto (telefonini multifunzione,
centri multimedia) non sono solo espressione di una logica funzionale
ma della progressiva integrazione tra la nostra mente e la tecnologia.
Fino a che punto il nostro Io, la nostra identità “sono” il nostro corpo,
le nostre interazioni col mondo? Psichicamente fino a che punto noi siamo
riducibili al nostro Io? Se vogliamo provare a lanciare uno sguardo al
futuro, vedo uno scenario in cui il nostro Io dovrà aggiungere, oltre
al non essere padrone in casa propria (come emerse dalla filosofia di
fine ‘800 e poi con Freud), il non avere fissa dimora. Un'identità nomade,
non stanziale, meno monolitica, più complessa, prodotta da più e varie
componenti in rapporto dinamico tra loro. L’equilibrio tra coerenza e
dilatazione sarà il metro delle nostre possibilità. Una armonia delle
parti in equilibrio tra il rischio di annichilirsi per l’eccessivo prevalere
di una parte sulle altre o tra la dissoluzione per impossibilità di mantenere
un centro. Le più recenti teorie della personalità, concepiscono la mente
come la concepiva Jung cioè complessa, multipolare con un Sé come simbolo
della totalità psichica e secondo me l’ICT spinge verso una mente con
questo genere di organizzazione.
Si
sbaglia a sottovalutare il lato psicologico di questa trasformazione in
atto, pensiamo infatti all'impatto che ha avuto la televisione, che
infondo è uno strumento molto limitato, sulla cultura e sulle identità.
Vedere e produrre immagini non è mai qualcosa di banale perché, anche
se non ce ne rendiamo conto, l'inconscio (che come linguaggio più arcaico
usa proprio immagini), raccoglie l'informazione in una dimensione dove
tutto è in relazione. Abbiamo una realtà psichica inconscia che è profondamente
affine e stimolata dalla potenza della nuova tecnologia. L'ICT sembra
rappresentare su di un nuovo versante il rapporto che abbiamo dentro
di noi con l'inconscio e le immagini che da esso scaturiscono. Internet
sta assumendo le caratteristiche di un inconscio collettivo digitale dove
spazio e tempo vengono meno, tutto è collegato e vi emergono fenomeni
autonomi e imprevedibili.
Il
mio invito è di accettare questa sfida e riconoscere la forza insita nella facilità
di rappresentare l’autonomo e politeistico mondo immaginale. Non nascondiamoci
dietro agli attuali e circoscritti utilizzi che facciamo di questa tecnologia,
che non fanno altro che ricalcare (a volte in peggio) i tradizionali modi
di interagire.
Oggi trasformare un'idea
in una immagine, in un filmato, in un suono è alla portata di tutti. Non
c'è più bisogno di essere ne pittori, ne musicisti, ne particolarmente
ricchi. Inoltre si può trasmettere la nostra idea in modi, luoghi e
tempi che da un lato restringono la distanza tra l’atto di immaginare
e l’azione concreta del comunicare, dall’altro ne moltiplicano le possibilità.
In qualche modo tutto ciò che ci passa per la testa ha in potenza una
crescente possibilità di essere tradotto in una realtà virtuale sempre
più potente, veloce, fruibile, diffusa, dove i vecchi confini vengono
meno. Come tutte le tecnologie di grosso impatto vi sono anche dei pericoli,
se utilizzate in modo inappropriato, per esempio, in questo caso, per
soggetti deboli come bambini o persone psicologicamente fragili. Per fare
i conti con la virtualità del proprio Io bisogna prima averne sviluppato
uno fino in fondo.
|
|
|