Presenza nella "Tavola rotonda online"

 
Enrico Guidotti

Contributi autore

Milano 20  Luglio 2005

 

OLTRE LA SOCIETÀ DELL’INFORMAZIONE

Information Communication Technology (ICT) per favorire
lo sviluppo della conoscenza

 

 di Enrico Guidotti


Se durante il periodo dell’industrializzazione era importante essenzialmente la produzione di merci, sia sul piano economico sia su quello culturale, oggi, andando verso la società della conoscenza (senza trascurare ovviamente gli aspetti connessi alla costruzione delle infrastrutture) diventa sempre più importante la creazione e l’organizzazione dei contenuti. Mentre parallelamente si accentua la necessità di modificare abitudini mentali e vecchie regole di comportamento che non avrebbero alcuna possibilità di progresso, se non subissero una profonda rielaborazione creativa basata sulla conoscenza, che le nuove tecnologie aiutano a sviluppare. Intendiamo qui la   “conoscenza come il risultato cui si giunge quando si elabora, si interpreta e si dà significato ad una serie di informazioni all’interno di un contesto coinvolgendo l’atto della percezione, la memoria, il ragionamento, l’immaginazione, la riflessione, il confronto, la valutazione…”. . In questa ottica il rapporto fra la semplice diffusione di informazioni e la messa a disposizione di strumenti critici capaci di generare conoscenza consapevole e cultura, può sollevare nuovi interrogativi e creare, nella società odierna, spunti di riflessione  interessanti.

L’evoluzione della tecnologia digitale è fenomeno in divenire che in pochi anni (se non in pochi mesi), ci ha abituato a cambiamenti di una portata tale che in passato potevano essere realizzati da generazioni diverse e che è prevedibile continui a riservarci importanti sorprese.

Questo sviluppo ha indotto cambiamenti paragonabili a quelli della rivoluzione industriale del diciannovesimo secolo mettendo in palio una posta che, a livello economico, è altrettanto alta. Il processo appare irreversibile e alla fine porterà ad un'economia fondata in maniera sempre maggiore sulla conoscenza.

Oggi infatti, grazie allo sviluppo dei mezzi di comunicazione e di elaborazione, tutto il processo diventa accelerato. I dati sono trasmessi con grande velocità e possono essere trasformati facilmente in informazioni. Quindi le tecnologie, che consentono rapidità di trasferimento e agevolano la elaborazione, diventano fattori determinanti della crescita della conoscenza che quando si trasforma in cultura assume valore economico e ruolo di risorsa strategica per l’impresa e per l’intera società.

Non va dimenticato a tale proposito, il concetto ben noto che i sistemi organizzativi della società industriale sono fortemente condizionati dal mercato.

·          Questo condizionamento si può riscontrare facilmente al passaggio dalla società industriale a quella postindustriale. L’industria centrata rigorosamente sul prodotto e sulla produzione di beni materiali subisce, in quel passaggio, modificazioni definite epocali: non è più l’offerta a guidare il mercato, ma la domanda; l’impresa non può limitarsi a produrre, ma deve percepire con estrema rapidità i bisogni espressi dal mercato. Il marketing e la comunicazione si impongono e quelle aziende che si definiscono marketing oriented diventano vincenti. Uomini e organizzazioni si convertono. L’esecuzione ripetitiva lascia il posto alla creatività, alla capacità di cogliere i segnali deboli che indicano la presenza di valori emergenti che l’impresa trasforma in spunti per nuovi prodotti e nuovi servizi. Per l’impresa diventa imperativo decodificare e trasformare in domanda i bisogni latenti e i cambiamenti culturali per generare un’offerta che anticipi i desideri dei clienti.

·          Ma la società non si ferma, continua a cambiare e riconvertire organizzazioni e uomini. La società postindustriale trova nuovi sbocchi nella società dell’informazione e si muove verso la società della conoscenza. Una sequenza, che nasconde un percorso apparentemente tortuoso che si rivela invece lineare e chiaramente riconoscibile: i dati raccolti in maniera frammentata e accumulati diventano facilmente informazioni che, per essere utilizzate proficuamente e trasformarsi in conoscenza, debbono essere aggregate e rielaborate.

Conoscenza quindi che non si identifica con l'informazione (anche se ovviamente non si può affatto negarne la reciproca complementarità), ma che appare come una delle principali risorse economiche del secolo che abbiamo appena iniziato. Una risorsa che si è arricchita nel tempo grazie, in gran parte,  alle tecnologie che in tempi e modi diversi hanno aiutato a gestire la complessità informativa:

§         nella società dell’informazione, sono le macchine a gestire automaticamente l’informazione formalizzata attraverso l’uso di codici predefiniti e a renderne possibile il trasferimento facile e a basso costo;

§         nella società della conoscenza si va oltre. Il computer e la rete si fanno carico di ridurre la difficoltà di interpretazione delle informazioni, agevolarne le aggregazioni, le elaborazioni e i confronti per favorire lo sviluppo di vera e propria conoscenza.

E la creazione di conoscenza viene ad assumere valore socio-economico maggiore della stessa realizzazione dei beni materiali.

Siamo agli inizi di nuove strategie non ancora ben sperimentate che ci portano verso una fase in cui la conoscenza vale come e, in certi casi di più, delle macchine e dei beni d’investimento.

Queste osservazioni sono così credibili che la ricchezza dei gruppi industriali e commerciali e delle stesse nazioni si misura oggi non solo in termini di beni di tipo tradizionale, ma anche di accumulo informativo, di possibilità di accesso alle notizie e di capacità di gestirle e utilizzarle.

Da queste brevi annotazioni si può facilmente intuire l’importanza  e la necessità  di approfondire l’analisi dei processi di riorganizzazione della conoscenza nell’ambito di un dibattito multidisciplinare.

Il dibattito che abbiamo impostato si concretizza con la ricerca qualitativa, la discussione tra i partecipanti alla ricerca presso l’Università Cattolica, sito e tavola rotonda virtuale http://labs.unicatt.it/Tavola_rotonda, interventi e panel al Congresso AICA di ottobre…..) e prevede uno sviluppo ampio in diverse direzioni.

·          Inizia considerando l’ICT (e Internet in particolare) come fattore trasversale in grado di agire su molti ambiti disciplinari (economia, marketing, formazione, e.government…). Un fattore che, quando usa tutte le sue potenzialità, è  molto di  più di un semplice strumento.

·          Intende proseguire con il coinvolgimento dei diversi ambiti disciplinari:

·          per individuare approcci e metodologie che rendano più facile la gestione dei processi decisionali supportati dalla “conoscenza”.

·          per evidenziare lo scarso impegno dedicato alla formazione ICT (individuale e nell’ambito dell’impresa)

·          per affrontare  i blocchi psicologici (individuale e nell’ambito dell’impresa) verso i sistemi informativi più o meno complessi ed evoluti

·          ……..

Il  dibattito si svolge partendo da alcuni punti fermi e da alcuni punti di domanda.

I punti fermi riguardano:

·          la grande diffusione delle tecnologie informatiche e di telecomunicazione (Internet in particolare),

·          le enormi potenzialità di trasmissione ed elaborazione dei dati e delle informazioni,

·          la continua evoluzione delle tecnologie hardware e software che mette a disposizione strumenti che cominciano ad essere realmente efficaci nella gestione della conoscenza

·          l’atteggiamento di una fetta importante di scettici operatori nei diversi ambiti professionali (e tra questi certamente gli psicologi) che oggi hanno trasformato il loro scetticismo in un pericoloso distacco che impedisce loro uno sfruttamento adeguato delle potenzialità che la tecnologia mette a disposizione.

I punti di domanda sono molti e tentiamo di elencarne alcuni:

·          nei vari ambiti disciplinari i punti positivi citati sono recepiti per il loro reale valore o non sono piuttosto vissuti come potenzialità da sfruttare accontentandosi del  minimo indispensabile?

·          i cambiamenti strutturali e mentali necessari per sfruttare adeguatamente le potenzialità dell’ICT (a livello personale o come impresa) sono auspicati e pianificati o non sono piuttosto subiti e magari attuati improvvisando e con il minimo impegno?

·          la formazione sulle tecnologie ICT a livello individuale o nelle imprese (in un era che non tollera più la delega agli uomini del camice bianco), viene vista come una reale esigenza per arrivare all’uso ottimale delle tecnologie o non viene piuttosto vissuto come un male necessario da prevedere come investimento, ma  su cui concentrare i tagli alla prima esigenza di contenimento dei costi?

·          l’impatto psicologico che si manifesta in azienda con la trasformazione da una gestione tradizionale ad una gestione “web based" è previsto e gestito  come un onere necessario per il miglioramento della produttività e della competitività o non piuttosto come un prezzo da minimizzare per far credere ad una improbabile orientamento al futuro per ritornare rapidamente alla gestione tradizionale?

·          l’atteggiamento dei giovani nel loro rapporto con le tecnologie (Internet, telefonia mobile….) viene guardata come una naturale propensione di menti aperte verso l’innovazione o non viene piuttosto considerata una patologia da combattere?

Col dibattito che abbiamo innescato intendiamo affrontare in sedi diverse questi temi cercando di analizzare, essenzialmente dal punto di vista culturale, le problematiche connesse all’utilizzo e all’accettazione dell’Information Communication Technology (ICT e Internet in particolare) per la comunicazione, per il marketing e per la gestione delle imprese, ma anche nell’uso dell’ICT da parte del singolo individuo.

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