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Verso una Teoria generale della gestione della conoscenza via-computer

 



La gestione della conoscenza nell'impresa nei momenti del
passaggio generazionale

di Enrico Guidotti

Il patrimonio di conoscenza dell'impresa, va vista oggi come fatt ore che può dare sul mercato un reale vantaggio competitivo. In questa ottica, una sana gestione di questo patrimonio, finisce per avere nell'impresa un valore paragonabile alla solidità finanziaria, alla capacità di pianificazione, all'attitudine che essa ha nell'organizzare la logistica o nel contatto col cliente.
La rilevanza del fattore gestione della conoscenza , emerge in maniera palese nei momenti del passaggio generazionale nella PMI imprenditoriale, ma anche nei momenti significativi di avvicendamento dei manager nelle imprese medio grandi.
Questi passaggi comportano infatti il trasferimento di un notevole patrimonio di conoscenze, di competenze e di esperienze dal “vecchio” protagonista ai nuovi attori. Questi ultimi, hanno spesso personalità, cultura, esperienze, sensibilità, scala dei valori, approcci strategici… diversi rispetto al predecessore e si accingono ad operare in un contesto che, molte volte, è oggettivamente cambiato o, quantomeno essi ritengono sia tale.
In situazioni di questo genere il pericolo di disperdere il patrimonio di conoscenza è enorme. Il problema d'altra parte non è semplice. Si tratta di dare continuità all'attività dell'impresa senza necessariamente riprodurre esattamente l'approccio della gestione precedente, facendo migrare le conoscenze e ove possibile ottimizzandone l'impiego per far evolvere l'impresa.
Facile sarà il trasferimento di quella parte di conoscenza che è stata esplicitamente codificata e che è diventata patrimonio dell'organizzazione.
Più complesso sarà il passaggio di quella parte di conoscenza che, solo sul piano formale risulta codificata, ma che per diventare strategicamente rilevante necessita della convinzione, della sicurezza, della intraprendenza del ricevente che deve assimilarla, condividerla e farla diventare patrimonio dal quale attingere per la sua gestione.
Praticamente impossibile appare il travaso di quella conoscenza che è parte integrante della personalità dell'imprenditore o del manager, che ne ha rafforzato il carisma e che spesso è stata la chiave primaria del successo dell'impresa. Il ricevente per umiltà o per presunzione molto spesso, non è in grado di sfruttare questa conoscenza.

Avendo chiaro il quadro di riferimento che abbiamo delineato, appare evidente la necessità di una analisi molto approfondita della situazione reale, nei diversi casi, per capire le potenzialità di successo del passaggio generazionale
Esponiamo in maniera semplificata due dei comportamenti possibili.

•  Un caso si ha quando il trasferimento del patrimonio di conoscenze e competenze avviene in maniera ineccepibile sul piano formale, ma non viene assimilato dal ricevente per diversità di cultura, personalità, scala dei valori …. Il ricevente quindi opera solo formalmente nel solco della tradizione aziendale e manca della convinzione e del carisma necessari per attivare una strategia nuova e vincente.
•  Altro caso si ha quando il carisma personale dell'imprenditore/manager si rivela non riproducibile. Diventa inutile il trasferimento del patrimonio di conoscenze e competenze, se non per quella parte che è codificata e che è entrata a far parte della cultura dell'organizzazione.

In casi come quelli citati il rischio di insuccesso è molto grande ed è facilmente ipotizzabile che nell'impresa questo si trasformi in una patologia.
Nel primo caso questa può essere combattuta operando sulla convinzione del ricevente e sulla sua personalità. L'operazione, probabilmente molto difficile e lenta, comporterà la perdita almeno temporanea, di aggressività e di efficienza della organizzazione con il rischio di lasciare praticamente incompiuto il passaggio generazionale.
Nel secondo caso la patologia può essere affrontata attraverso profonde ristrutturazioni che richiedono l'esistenza di un nuovo personaggio carismatico che operi su linee nuove che possano prescindere dal patrimonio di conoscenze antecedenti.
Come è intuitivo, entrambe le soluzioni possono portare all'agonia con l'espulsione dal mercato dell'impresa. Nel primo caso ciò è probabilmente lento, ma ineluttabile; nel secondo la crisi può essere più clamorosa, ma può d'altra parte trasformarsi in una soluzione di successo anche significativo. Ciò può avvenire quando la nuova generazione è in grado di prendere in considerazione il patrimonio di conoscenza preesistente, di valutarne la validità, anche parziale, nell'ambito di un nuovo approccio, con una strategia nuova, gestita però da figura dotata di personalità e carisma, in grado di immettere nell'impresa nuova conoscenza e competenza.

Queste semplici annotazioni, che abbiamo riferito ai momenti di change management, ma che spesso sono valide anche osservando la routine quotidiana della vita dell'impresa, stimolano alcune considerazioni che riteniamo interessanti.
La gestione della conoscenza oggi nell'impresa appare in ogni caso indispensabile, ma non si può limitare ad una gestione formale, tecnologicamente ben supportata. Non è sufficiente disporre di un buon sistema informativo che garantisca la omogeneità e la integrazione dei dati digitalizzati disponibili, che metta a disposizione procedure atte ad aumentare la capacità di “preoblem solving”, che generi validi strumenti a supporto delle decisioni… Oltre a questo, per gestire in modo efficace il patrimonio di conoscenza, occorre una cultura aziendale orientata alla condivisione della stessa, ma anche l'impegno e la determinazione necessaria a superare gli ostacoli di tipo strategico e psicologico connessi all'atteggiamento dell'impresa e al comportamento del singolo. Parliamo di problemi :

•  di ordine culturale che toccano la disponibilità dell'impresa a muoversi con adeguati piani formativi, ma anche la disponibilità del personale a sfruttarne i benefici,

•  legati alla strategia di incentivazione (spesso lacunosa) per stimolare le persone all'uso e all'alimentazione del sistema che si basa sulla condivisione delle informazioni,

•  di tipo psicologico non solo derivanti dalla mancanza di fiducia nello strumento elettronico, ma particolarmente dal timore che perdendo l'esclusività di una conoscenza si possa perdere il riconoscimento del ruolo .

Parliamo infine del carisma personale dell'imprenditore/manager che può contribuire in maniera determinante a far si che il trasferimento del patrimonio di conoscenze e competenze avvenga, che questo patrimonio venga condiviso e che, in modo naturale, entri a far parte della cultura dell'organizzazione.

 

Milano 18-10-02006

 

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