- Tavola rotonda online                        una Analisi transdisciplinare -

      
Verso una Teoria generale della gestione della conoscenza via-computer

 


Il Knowledge Management (KM) nelle organizzazioni:
Una prospettiva psicologica
Carlo Antonio Ricci
Domanda 1
Quando e come nasce il KM
Domanda 3
Gli scenar: EcoKM
Tutti i termini affiancati nel testo dalla icona saranno definiti nel Glossario di PKM360
Domanda 1:
un po' di storia, quando e come nasce il KM nelle organizzazioni

Penso che un inquadramento storico breve e sintetico sia necessario proprio in ambiti come quelli del Knowledge Management (KM) e delle applicazioni dell'I&CT (Information & Communication Technologies) che evolvono così rapidamente che si rischia di perdere le dimensioni di continuità di processo. Dimensioni che ci servono proprio per valorizzare le differenze, i salti qualitativi da evidenziare per affrontare quelle discontinuità che occorre anticipare e gestire.
Così, dalla mia prospettiva psicologica ed organizzativa legata ai processi generali del problem solving, a questa prima domanda, su quando nasce il KM nelle organizzazioni, mi sembra importante iniziare ponendo al centro della discussione l'assunto relativo alla “impossibilità di non gestire conoscenza”; un assunto del KM che riguarda in modo integrato gli individui, i gruppi, le organizzazioni e la società.
In particolare il KM, inteso come processo di gestione della “risorsa conoscenza”, è da sempre ed ovunque presente nelle organizzazioni in una continua trasformazione anche per tappe e per processi di discontinuità che è funzione complessa bivariata:

1- dell'evoluzione delle culture di knowledge management , nel loro mix di modalità più o meno gerarchiche, democratiche, laissez faire , conservative/innovative, ecc., ma anche più o meno analitiche, sistemiche, pragmatiche, ideologiche, positiviste, scientifiche, umanistiche, ecc., e
2- dell'evoluzione delle tecnologie cognitive di supporto alla rappresentazione, comunicazione, organizzazione della conoscenza.

Il tutto in una relazione circolare che va dalle culture alle tecnologie e dalle tecnologie alle culture individuali, di gruppo, organizzative ed anche sociali.

La gestione della conoscenza in ambito organizzativo è certo un concetto sfaccettato, multivariato, transdisciplinare e per cercare di gestirne la complessità più che individuare un inizio assoluto, che si perde nel tempo e che rimanda all'incredibile storia del rapporto tra l'uomo e la sua stessa produzione di artefatti, di tecniche e di tecnologie per: il linguaggio, la computazione, la scrittura, la visualizzazione, la stampa, la comunicazione, il networking, il problem solving ecc. ecc., è preferibile individuare le date di inizio di tappe evolutive importanti nei processi di gestione della conoscenza organizzativa . Si tratta di tappe tra loro integrate che ci permetteranno poi di cogliere meglio il significato anche di nuove proposte, di ipotizzare scenari di sviluppo ed individuare culture di KM emergenti.

La storia del KM in ambito organizzativo è stata particolarmente importante in funzione della alta concorrenza, competitività e gestione dell'incertezza in ambienti a rischio di sopravvivenza dei suoi attori, ciò ha promosso una pressione al cambiamento maggiore rispetto ad altri settori. Tale evoluzione inoltre è stata differente a seconda degli ambiti applicativi, dei domini di conoscenza da gestire e dei diversi contesti sociali.
Tuttavia ritengo che, pur in questa varietà, possa essere possibile individuare almeno tre tappe evolutive che hanno appunto segnato la storia del KM nelle organizzazioni:

1- il passaggio al KM moderno;

2- il passaggio dall' IT , all' I&CT alle KMT ;

3- "verso una ecologia del KM" e verso la Società della conoscenza ad alto tasso di KMT".

1•  il passaggio al KM moderno

Ritengo che gli anni ‘40/'50 possano segnare l'inizio dello svilupparsi nelle organizzazioni del “KM moderno”  di tipo sistemico per l'azione congiunta di due driver, uno culturale ed uno tecnologico, la cui sinergia segna ancora oggi le tappe del KM:

1) la nascita del paradigma della complessità che impone un cambiamento nelle culture di KM, ad esempio il passaggio dall'approccio analitico all'approccio sistemico nella soluzione dei problemi. Si veda, ad esempio, la nascita a partire dagli anni '40 di nuove discipline che costituiranno quelle metodologie della complessità che entreranno poi anche nelle organizzazioni, ad esempio: la teoria generale dei sistemi, la cibernetica, la teoria dei giochi, la simulazione via-computer, la teoria dell'informazione, i modelli di intelligenza artificiale e poi più recentemente la teoria delle catastrofi, la teoria del caos, la geometria dei frattali, le logiche Fuzzy, ecc. Tutte teorie che ritengo essenziali per cogliere l'attuale evoluzione del KM in senso moderno, e
2) la nascita del computer con la conseguente esplosione del paradigma computazionale, nelle due versioni della modellistica scientifica ed organizzativa/gestionale, che mette a disposizione quella potenza computazionale/cognitiva necessaria per entrare in nuovi spazi di azione organizzativa di maggiore complessità ed al di là degli stessi limiti cognitivi/computazionali dei soggetti e delle tecnologie di gestione della conoscenza di tipo classico (Knowledge Break Point). In altri termini si assiste al progressivo imporsi della via-computer alla gestione della conoscenza che da semplice "strumento operativo" e di ottimizzazione di modelli consolidati, diverrà sempre più l'"ambiente di sviluppo", la metodologia ed anche la "cultura di KM" finalizzata alla gestione della complessità e dell'incertezza nel mondo della ricerca, nel mondo del lavoro, nella formazione ed oggi anche nella stessa vita quotidiana.

Mentre il “KM classico nelle organizzazioni è stato sostanzialmente gestito con un approccio analitico in bassa tecnologia cognitiva, ad esempio con tecnologia paper & pencil & face to face, e con le modalità di una cultura organizzativa classica, il “ KM moderno”, che emerge dalla sinergia tra la evoluzione della cultura di KM in termini sistemici e la potenza computazionale dalla via-computer, permette l'ingresso in nuovi spazi di azione organizzativa. Spazi che richiederanno anche trasformazioni qualitative nelle culture organizzative di supporto al "KM ad alto tasso di tecnologie cognitive" e conseguenti importanti trasformazioni nei processi cognitivi, emozionali e relazionali delle persone coinvolte. (si veda anche la ricerca sull'Internet generation)

2•  Il passaggio dall'IT, al I&CT ed alle KMT

Il KM moderno, all'inizio confinato tra gli esperti e con una impronta molto computazionale e centrata sullo sviluppo di una modellistica per la gestione dei sistemi complessi non trattabili con le metodologie classiche, è stato infatti anche segreto militare durante la seconda guerra mondiale con i modelli di Ricerca operativa, inizia dagli anni ‘60/'70 a svilupparsi in modo consistente nelle organizzazioni secondo una serie di tappe interessanti.
E' così possibile individuare momenti importanti, ad esempio:

1- la diffusione dell' Elettronic Data processing (EDP ), anni '70 ovvero dei centri di calcolo automatico per la elaborazione dei dati di interesse gestionale e commerciale anche nelle medie e piccole organizzazioni, ed i primi tentativi di informatizzazione generalizzata dei sistemi aziendali;
2- la nascita del Personal computer e la diffusione dell' Office automation , anni '80, che danno l'avvio a trasformazioni importanti nei processi gestionali e di organizzazione del lavoro, ad esempio i sistemi di Computer Supported Cooperative Work (CSCS);
3- la nascita dell' Organizational Knowledge Management (OKM)prima fase , anni '90; che si sviluppa:

  • con l'arrivo a maturità del ciclo delle tecnologie di KM ovvero con il passaggio dall' IT (Information Technologies), all' I&CT (Information & Communication Technologies), e poi attraverso la sinergia computazione/comunicazione ed interattività alle KMT (Knowledge Management Technologies); (vedi Fig. 1)
  • con lo sviluppo di Internet che ha fatto esplodere la cultura del networking , della interattività in real time, any where, any time, just in time ecc., ed il passaggio dalla carenza alla abbondanza di informazioni/conoscenza;
  • con la diffusione presso le organizzazioni di pacchetti/software capaci di promuovere un empowerment individuale ed organizzativo che nasce dalla implementazione su computer di quelle metodologie della complessità nate attorno agli anni ‘40/'50 (vedi sopra) e che si sono diffuse nelle organizzazioni in maniera consistente proprio negli anni '90 ed hanno permesso di aumentare le potenzialità gestionali nella rappresentazione, comunicazione ed organizzazione della conoscenza organizzativa nelle aziende. Si vedano ad esempio le applicazioni aziendali dei modelli di Ricerca operativa (RO) ,(teoria dei giochi, teoria delle code, teoria delle scorte, i metodi di programmazione lineare, i metodi dei percorsi minimi, ecc.), i Decision Support System (DSS), le Simulazioni via computer, i Sistemi esperti, le Reti neurali, il Data Mining, i sistemi di: Business Intelligence (BI), Data Warehouse (DB), Supply Chain Managemen t (CSCM ), Risk Asset Management, ecc. ecc.

Tuttavia, nonostante queste trasformazioni importanti sul versante tecnologico, l'evoluzione delle culture di KM non ha progredito con lo stesso ritmo, così la alta tecnologia delle KMT (Knowledge management technologies) è stata troppe volte gestita con una cultura organizzativa di KM che faticava ad evolvere.

Personalmente sono entrato nell' Organizational Knowledge Management (OKM) allo stadio dell' EDP, anni '70, e poi mi è capitato di seguire tutte le tappe successive fino al giorni nostri e ad Internet 1/2/3.
Un denominatore comune presente in ogni tappa è sempre stata una inadeguata cultura di gestione delle potenzialità che emergevano dal progressivo impatto della via-computer alla gestione della conoscenza.
L'evoluzione tecnologica è stata così veloce che, al di là degli specialisti e di casi particolari, le organizzazioni nel loro complesso non sono riuscite a tenere il passo. Così è stata la cultura gestionale precedente, di livello di complessità inferiore (requisite variety), che ha cercato di gestire la complessità di livelli superiori, con conseguente semplificazione dei processi.
Nel 1995 nel Contributo “ Verso nuovi modelli organizzativi ad alta virtualità : Una sfida per la psicologia dell'organizzazione” (ISU U.C, Milano) iniziavo con la frase: “ lasciate ogni speranza voi che entrate nel mondo dell' I&CT di continuare con ciò che avete fatto fino ad oggi, sarete inevitabilmente sbalzati in un mondo diverso, da costruire ed inventare”. Una avvertenza per indicare la forte resistenza a quelle inevitabili trasformazioni culturali/organizzative insite nelle potenzialità innovative dell'I&CT e delle KMT.
Ancora oggi troppe applicazioni di KM sono sviluppate in un'ottica di ottimizzazione replicante, con una battuta mi è capitato di definire alcune proposte di interventi di KM ad alta tecnologia come effetti di “ un taylorismo organizzativo di ritorno da I&CT” e prodotti dall'evoluzione nel 2000 degli “uffici tempi e metodi” da anni ‘30/'40 e/o degli “uffici procedure” da anni '60/'70, almeno per il contesto italiano.

In sintesi, questi sono stati anni con un impatto un po' in tono minore rispetto alle potenzialità ma che hanno tuttavia costruito le premesse per la evoluzione delle culture di KM. Si è così passati:

  • da una prima fase che si può definire di KM1 perché ancora legata alla cultura organizzativa classica basata prevalentemente sulla cultura del comando-controllo senza grosse preoccupazioni di dover gestire l'inevitabile evoluzione provocata dall'ingresso delle KMT e che si proponeva obiettivi di semplice ottimizzazione locale,
  • ad una seconda fase di KM2, che inizia ad affrontare la sfida di gestire l'ingresso nei nuovi spazi/tempi di azione organizzativa di maggiore complessità (Organizational Knowledge Break Point). Spazi che richiedono di mettere in discussione i modelli organizzativi precedenti, gli stili di problem solving dei soggetti e di attrezzarsi verso il futuro. In altri termini avviarsi verso quella "Società della conoscenza ad alto tasso di KMT" che proprio dagli anni 2000 inizia a divenire trend di sviluppo di una nuova cultura organizzativa di KM più evoluta ed in grado di affrontare gli effetti della “globalizzazione dei comportamenti” degli individui, dei gruppi e delle organizzazioni.

3•  Il passaggio all'Ecological KM:
Verso la società della conoscenza ad alto tasso di KMT,

Il secolo XX° ci ha fornito nuove macchine cognitive e le ha imposte anche in modo traumatico senza tuttavia realizzare una adeguata cultura di KM di tipo diffuso e distribuito capace di gestire in modo evoluto il rapporto con le nuove tecnologie cognitive via-computer. Compito di questo secolo non sarà solo quello di continuare nella costruzione di macchine cognitive sempre più potenti, ad esempio realizzare i computer quantistici, ecc, ma anche quello di contribuire alla costruzione di una cultura della relazione uomo-macchina-uomo (3M) oltre certi tabù tecnologici ancora presenti ed adeguata alla complessità degli scenari futuri che si prospettano.
Dagli anni 2000 stiamo progressivamente entrando in una nuova fase che nasce ancora una volta dall'evoluzione congiunta dei due driver del KM: la cultura e le tecnologie cognitive di supporto al KM.
Sul primo fronte stiamo assistendo all'evoluzione della cultura sistemica della prima fase (KM moderno) verso una cultura di KM ancora più globale, perchè non più confinata tra gli specialisti e dentro le organizzazioni, che pone le premesse per una vera e propria "ecologia del KM ". Una evoluzione ch
e ci sembra caratterizzare questa terza fase e che coinvolge sempre più i processi di gestione della conoscenza delle organizzazioni e degli stessi individui nella sfida posta dalla attuale globalizzazione degli effetti dei comportamenti locali (Glocalizzazione).
Sul secondo fronte sta emergendo un fenomeno nuovo: la diffusione e la naturalizzazione delle KMT (Knowledge Management Technologies) oltre la sfera degli specialisti e delle organizzazioni per coinvolgere anche il grande pubblico nei suoi processi personali di gestione della conoscenza nella vita quotidiana (Personal Knowledge management reengineering).
Tutto ciò sta innescando un processo complesso di doppio empowerment nelle modalità di gestione della conoscenza che coinvolge contemporaneamente le organizzazioni ed i loro utenti finali. Accanto ad un KM ad alta tecnologia per le organizzazioni e per i loro esperti (Knowledge worker) si sta sempre più imponendo un KM via-computer per i singoli cittadini (Knowledge citizen) ed anche per gruppi di utenti (Web communities).
Sono queste condizioni per porre le basi per la nascita di nuovi giochi relazionali/organizzativi che porteranno alla cosiddetta "Società della conoscenza ad alto tasso di KMT". (Social Knowledge Break Point)

Ancora una volta l'evoluzione congiunta delle culture organizzative del KM e delle KMT, che oramai si stanno diffondendo e naturalizzando nella vita quotidiana, ci sembrano convergere in una forma organizzativa generale più complessa e che, con uno slogan, ci piace chiamare "Ecological Knowledge Management" (Ecoknowledgement).
E' questo uno stadio che ci sembra rilevabile nella sempre maggiore preoccupazione delle organizzazioni e dei consumatori di mettere in atto comportamenti sostenibili in senso allargato. Ad esempio si osserva: dalla parte dell'impresa l'emergere della consapevolezza che la "sostenibilità" è diventato un valore d'impresa, si vedano ad esempio lo sviluppo, la partecipazione e la pubblicizzazione dei programmi di "Global compact, di Corporate Social Responsability (CSR), dei "Bilanci sociali", dei "Bilanci ambientali", ecc., e dalla parte dei cittadini la sempre maggiore pressione sugli aspetti etici delle organizzazioni e la preoccupazione di rispettare gli effetti della globalizzazione e dell'impatto ambientale in senso allargato alla sinergia tra le dimensioni culturali e fisiche (SmartCities).

Ma a questo punto la storia è finita e siamo entrati nell'attualità, che si affronterà nella seconda domanda sui "Processi di KM in atto e sulla gestione dell'incertezza nella cosiddetta "Società della conoscenza ad alto tasso di KMT".

 



.

Il Knowledge Management (KM) nelle organizzazioni:
Una prospettiva psicologica

 Carlo Antonio Ricci

Domanda 2
KM moderno e gestione dell'incertezza
Domanda 3
Gli scenari: EcoKM
 


Domanda 2:

KM e gestione dell'incertezza nella cosidetta Società della conoscenza ad alto tasso di KMT (Knowledge Mananagement Technologies): dinamiche emergenti



Dagli anni 2000 si è assistito ad una progressiva diffusione delle KMT (
Knowledge Mananagement Technologies) che ha coinvolto non solo i "Knowledge worker" di ogni organizzazione pubblica e privata ma anche i cittadini (Knowledge citizen) della cosiddetta Società della conoscenza ad alto tasso di KMT.
Un Knowledge citizen che, almeno nelle società occidentali ad alta tecnologia e ad alta istruzione scolastica, assume sempre più il ruolo di "Knowledge professional" nel compito di integrare a 360° ed a tutto campo gli effetti delle KMT nel mondo del lavoro e nella stessa vita quotidiana
. (Tecnologie di gestione della conoscenza e Società della Conoscenza - C.A. Ricci).

Tuttavia, al di là della diffusione ed anche della naturalizzazione delle KMT, nell'immaginario collettivo i processi di gestione della conoscenza sono ancora "in modo galileiano" connessi alla possibilità di individuazione della certezza nella conoscenza dei fenomeni in oggetto. Eppure tutta la riflessione moderna sul "sapere scientifico" ed applicativo sempre più pone al centro il tema della gestione della incertezza e dalla stessa radicale indeterminazione dei processi della conoscenza scientifica. Una evoluzione che impatta sulla validità del pensiero scientifico, sulla sua credibilità sociale e che richiederà a tutti noi ancora più professionalità e la necessità di sviluppare una cultura scientifica evoluta di tipo diffuso e distribuito.

Gli aspetti qualitativi più importanti che si prospettano alla ribalta riguardano l'estendersi dei processi di KM nella vita quotidiana ed anche la loro evoluzione moderna che pone al centro le dinamiche di gestione dell’incertezza.
Tutto ciò  presenta implicanze di sistema estremamente importanti e capaci di modificare radicalmente lo stesso KM delle organizzazioni. Si prospetta un “KM di seconda generazione” che implica trasformazioni culturali nelle dinamiche tra "produttori e consumatori di conoscenza".

Il KM, ovvero la gestione della conoscenza ad alto tasso di KMT è un processo dinamico per definizione che coinvolge gli individui, i gruppi, le organizzazioni, la società. Eppure non esiste in letteratura un approfondimento sistematico sulle modalità e le dimensioni dinamiche coinvolte nei processi di KM
La valenza intuitiva di concetti come "conoscenza" e "gestione della conoscenza" che sono presenti nello stesso linguaggio comune sembra non favorire un approfondimento delle complesse dinamiche coinvolte.

Al fine di affrontare l'analisi di tali dinamiche si propone all'approfondimento un modello di analisi pragmatica del KM (La Pragmatica del Knowledge management) ed una griglia di analisi degli effetti organizzativi di ogni intervento di KMreengineering (Griglia di CheckUp delle culture di KM).

Tali contributi sono emersi all'interno del progetto PKM360° e si propongono di sviluppare l'approccio transdisciplinare, sistemico e multipurpose di PKM360°

 

continua...
 

- Tecnologie di gestione della conoscenza e Società della Conoscenza - C.A. Ricci
- I processi di generazione della conoscenza nei contesti organizzativi e di lavoro
Vita e Pensiero, Milano 2005

- La Pragmatica del Knowledge Management

- Griglia di CheckUp delle culture di KM

 

continua...

- Tecnologie di gestione della conoscenza e Società della Conoscenza - C.A. Ricci
- I processi di generazione della conoscenza nei contesti organizzativi e di lavoro
Vita e Pensiero, Milano 2005

- La Pragmatica del Knowledge Management

- Griglia di CheckUp delle culture di KM


back.....