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Didattica,
tecnologie e humanitas
- Esplosioni
e rivoluzioni
- Nuove
logiche
- Tecnologie:perché
- La
seconda realtà
- Nuova
intelligenza per una nuova didattica
- Vecchi
sogni, nuove realtà
Bibliografia
ed altri contributi
Le vicende relative all'impatto reciproco fra le problematiche pedagogico-didattiche
e gli sviluppi delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione
sono ripensabili come una sorta di tracciato che scorre fra le due sponde
segnate, rispettivamente, dalla prevalenza delle istanze di quantità
e dall'emergenza delle esigenze di qualità.
1. Esplosioni e rivoluzioni
Al cadere degli anni '60 W.Kenneth Richmond riassumeva in questi due
termini le dimensioni dei cambiamenti di maggior portata storica che
toccavano il mondo dell'educazione e dell'istruzione .
L'esplosione educativa può essere verificata sotto un molteplice
angolo di visuale, qualificandosi come esplosione dell'informazione,
esplosione delle attese ed esplosione di nuove classi sociali. Ora,
questo complesso di fatti e di situazioni ha indubbiamente indotto,
a sua volta, una serie di nuove attese nei confronti dell' educazione
e dell'insegnamento, che non si possono certo ritenere obsolete e nei
cui confronti le potenzialità delle tecnologie presentano non
pochi elementi di consi- derazione.
L'istruzione pubblica, infatti, presenta tutt'ora l'esigenza mondiale
di una sicura istruzione di base e dell'eliminazione delle residue zone
di analfabetismo ed incultura elementare-strumentale; nello stesso tempo,
appare evidente che occorre garantire, insieme ad un'espansione quantitativa,
l'elevazione qualitativa, elaborando pro- grammi adatti alle capacità
ed alle esigenze di ciascuno e sopperendo nel modo migliore alla mancanza
del numero sufficiente di insegnanti. Si tratta, quindi, di estendere
l'educazione e di renderla dinamicamente rispondente al suo scopo di
nobilitazione dell'umanità negli individui e nelle collettività.
"Ci aspettiamo", cioè, "che l'educazione giochi
un ruolo importante, se non il più importante, nello sradicamento
del crimine e della povertà, nell'assicurare una degna esistenza
per una parte sempre più vasta della popolazione mondiale, nell'accrescere
il livello della responsabilità politica, nell'espansione dell'economia
nazionale, nel purificare i nostri fiumi e l'aria che respiriamo e infine
nell'assicurare la pace. Noi ci aspettiamo di portare l'educazione a
tutti - fino al punto in cui ognuno può trarne profitto per l'umanità
- senza perdere di vista l'individuo e l'unicità individuale
di ciascuno" . Le nuove tecnologie di istruzione, pertanto, intendono
introdurre un decisivo scatto di qualità in un contesto dominato
innanzitutto da preoccupazioni di ordine quantitativo, per cui "uno
degli aspetti attraenti dell'autoistruzione è la sua potenziale
capacità di procurare una istruzione di massa in modo altamente
personalizzato", in quanto non si può negare che "le
complessità dell'educazione moderna e della preparazione industriale
richiedono l'applicazione di tutte le nostre conoscenze di tecniche
per istruire cosicchè il numero limitato di insegnanti e di istruttori
possa procurare l'istruzione più estesa possibile per un sempre
crescente numero di studenti. L'attuale sviluppo di metodi di autoistruzione
fondati su specifici princìpi di apprendimento è un primo
e necessario passo nel raggiungimento di questo obiettivo". Quindi,
l'autoistruzione altamente tecnologizzata "costituisce un nuovo
e promettente sviluppo nel senso di incrementare l'efficienza dell'educazione
di massa offrendo un'istruzione individuale in modo più efficace
di quanto non possa fare un maestro fino a tanto che questi è
di fronte al problema di produrre apprendimento in un vasto gruppo di
studenti tutti nel medesimo tempo" . L'espansione dell'istruzione,
allora, può essere realizzata contemporaneamente al mantenimento
del suo livello di raffinatezza di comunicazione e di adattamento e,
quindi, di promozione individuale della personalità.
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2.Nuove logiche
I fenomeni educativi si sono trovati ad essere sottoposti, in sempre
maggior misura, ai processi di descrizione e di interpretazione tipici
delle scienze empirico-sperimentali, nei quali si manifesta una modalità
di approccio di carattere essenzialmente funzionalistico ed oggettivistico.
Anche nel discorso pedagogico, quindi, occorre primariamente guardare,
più che ai princìpi ed alle asserzioni universali, ai
comportamenti ed ai loro effetti.
La prima conseguenza di questo spostamento di visuale è costituita
dall'introduzione di nuovi strumenti linguistici e di nuove strutture
lessicali di descrizione, comprensione e riferimento nei confronti delle
realtà educative e didattiche. Agli schemi concettuali astratti
ed a quelli tradizionalistico-sapienziali si sono progressivamente sostituite
strumentazioni nuove, dalle quali traspare la tendenza ad assimilare
i fenomeni di ordine educativo a quelli della comunicazione informativa
in senso lato. D'altro canto, resta indubitabile che gli eventi educativi
sono classificabili come eventi caratterizzati da una peculiare mutabilità
e variabilità (imprevedibilità), per cui "il pedagogista
inevitabilmente è impegnato con fenomeni complessi, che mutano
casualmente sotto l'azione di associazioni casuali di una inesauribile
molteplicità di fattori", risultando quindi "sempre
obbligato a studiare eventi, grandezze e processi casuali"; si
conclude, allora, che il campo proprio di applicazione del modello matematico
è dato dall'indagine di tipo statistico avente lo scopo di reperire
le leggi e le regolarità di accadimento dei fenomeni studiati.
In tal modo, dunque, vale a dire impiegando "l'analisi fatta coi
metodi della matematica statistica dei dati dell'esperienza pedagogica
di massa", si possono costruire "modelli possibilistici",
che "possono servire come rappresentazione 'isomorfa' delle regolarità
pedagogiche". I risultati ottenibili per questa via "devono
permettere di prevedere le caratteristiche e i risultati dello svolgimento
di questi fenomeni, devono creare la possibilità di dare ad essi
un'organizzazione e l'orientamento ottimale nei processi pedagogici"
.
Al versante matematico si è venuto poi connettendo in maniera
sempre più intrinseca quello cibernetico, il cui contributo centrale,
dal punto di vista delle applicazioni pedagogiche e didattiche, resta
pur sempre quello di retroazione (feed back), in virtù del quale
i processi ed i rapporti educativi possono essere descritti ed interpretati
come scambi di messaggi ed influssi provenienti da un soggetto e diretti
ad un altro, cui si possono applicare i termini tipici del discorso
cibernetico ricorrendo alle nozioni di 'effettore', 'recettore', 'regolatore',
'reattore', 'fattore', 'effetto' e 'programma', ricordando sempre, però,
che si deve tener fermo ad un criterio di analogia soltanto funzionale
fra i processi cibernetici e quelli effettivamente operanti nell' organismo
intelligente umano.
Per ricondurci alla nostra dinamica concettuale di base, quindi, appare
evidente come la considerazione qualitativa torni a riemergere in modo
ben definito, in quanto la stessa delineazione coerentemente condotta
delle nuove strumentazioni lascia sussistere il fatto educativo nella
sua intera natura di fatto squisitamente individuale e psicologicamente
accostabile. All'analisi logico-matematica deve essere aggiunto in modo
complementare, cioè, "lo studio dei contenuti psicopedagogici
individuali", poichè - come si è detto - "i
concetti matematici e cibernetici non possono né esaurire né
rappresentare totalmente l'intero contenuto dei processi dell'insegnamento
e dell'educazione dell'uomo. Per la loro stessa natura questi processi
sono profondamente condizionati da regolarità sociali e psicologiche
aventi un carattere qualitativo specifico". In conclusione, "la
sola analisi matematico-formale non è in grado di spiegare la
natura qualitativa, i fini del processo pedagogico nella vita sociale,
il loro concreto contenuto, le forme del loro manifestarsi, i meccanismi
che li condizionano".
3. Tecnologie:perchè
Le tecnologie dell'istruzione rappresentano la più coerente immissione
dell' urgenza didattica nell'arco delle istanze dominate dall'ispirazione
logica e scientifica; il che comporta una ristrutturazione della visuale
'tradizionale' fino a dar luogo ad una nuova immagine del lavoro scolastico,
dell'ambiente scolastico e del ruolo e della figura dell'insegnante.
Esplicitiamo queste indicazioni.
A. L'insegnamento come condotta razionalizzata - L'impiego didattico
delle tecno- logie non può andare disgiunto da un riferimento
alla programmazione intesa come criterio basico generale di lavoro,
il cui nucleo consiste nel principio della razionalizzazione e la cui
consistenza operativa si traduce proprio nell'adozione di un atteggiamento
sistematico (cioè non dilettantistico e non improvvisatorio)
nell'attività di insegnamento e di apprendimento.
B.La scuola come laboratorio integrato - La scuola, intesa come
apparato organico di strutture di comunicazione, si prospetta come 'laboratorio'
integrato di molteplici apparati ("laboratorio multimedia")
. Appare ampiamente superata, in tal modo, la tradizionale nozione di
sussidio; che lascia il posto a quelle di 'mezzo' e di 'linguaggio',
significando con questo la conquista di una visione autenticamente 'democratica'
dell'orizzonte culturale inteso nella sua funzione di promozione pedagogica
universale dell'intelligenza. A mano a mano che il progresso tecnologico
elabora nuovi strumenti, questi stessi entrano con pari dignità
e diritto a far parte del patrimonio didattico della cultura, così
che si può tracciare persino un rapido profilo di corrispondenza
fra le diverse epoche e gli strumenti didattici ad esse corrispettivi.
L'età dell'automazione e delle 'intelligenze artificiali' trova
il suo organo didattico distintivo nelle strumentazioni ad alta complessità
tecnologica, portatrici di nuovi generi e di nuove potenzialità
di espressione linguistica, che nulla tolgono al fondamentale veicolo
della parola ma gli aggiungono, piuttosto, nuove risorse e più
efficaci suggestioni, rendendolo però ancora oltremodo necessario.
La scuola appare, allora, come un ambiente di comunicazione nel quale
ogni mezzo ed ogni linguaggio deve trovare l'occasione per il suo pieno
e coerente dispiegamento e per la sua finalizzazione educativa.
C.L'insegnante come direttore di apprendimento - Lungi dal venire
eliminato o comunque estromesso, l'insegnante trova in questi nuovi
contesti professionali il mezzo per una più ampia valorizzazione
come agente intelligente per eccellenza dei processi educativi. La tecnologia
dell'istruzione non vuole la morte dell'insegnante, ma intende perseguire,
piuttosto, il modello di un insegnante diverso, più qualificato
come operatore culturale e come tecnico della comunicazione didattica,
meno sottoposto alle non sempre elevanti prestazioni di routine e più
disponibile per un autentico rapporto di guida promozionale nei confronti
degli allievi.
Questo genere di 'investimento' qualitativo e promozionale nell'impiego
delle nuove tecnologie appare imperniato attorno a due fondamentali
ipotesi: - facilitare l'introduzione di rapporti più umani e
di relazioni migliori fra insegnanti ed allievi, in quanto "le
nuove tecnologie permetteranno all'insegnante di dedicarsi di più
al suo centrale ruolo educativo: il trattamento e la direzione dell'apprendimento
in esseri umani individuali" ; - adattare le funzioni dell'insegnante
ai criteri ed alle prospettive di un apprendimento attuato in base ai
criteri della ricerca, per cui egli deve "organizzare situazioni
di apprendimento ed interpretarle in modo significativo dopo che gli
studenti hanno avuto la possibilità di esplorare e sperimentare"
.
D.Efficientizzazione - Si tratta di un complesso di prospettive
e di attuazioni (effettualmente reali, semplicemente possibili, soltanto
pensate) che sembrano richiamare in causa alcune fra le proposte pedagogiche
e didattiche più classicamente suggestive (il comeniano 'tutto
a tutti', la pestalozziana ricerca del metodo universale e della semplificazione
meccanica dell' insegnamento) ed offrire all'umanità, finalmente,
il mezzo per garantire l'effettiva 'universalizzazione' della cultura.
L'applicabilità delle tecniche di formulazione di sequenze ad
una varietà presso che infinita di contenuti, l'autoistruzione,
l'individualizzazione dell'insegnamento, la 'tutorialità' ottenibile
mediante l'impiego degli organismi artificiali altamente automatizzati,
la possibilità di registrare, conservare e trasmettere alle più
grandi distanze e nei momenti voluti il materiale istruttivo: su queste
risorse si è fondato l'appello alle tecnologie didattiche in
quanto soluzione definitiva dei problemi alfabetico-scolastico-apprenditivi
dell'umanità nell'era tecnologica.
4.La seconda realtà
Non è fuori luogo riportarci alla "sfida antropologica"
connessa all'affermarsi della cultura della virtualità con i
suoi incombenti caratteri di artificialismo (immersione in ambienti
depurati di ogni possibile disturbo ed imprevisto), di autoreferenzialità
(instaurazione di 'mondi' e di sistemi di azione esclusivamente autogiustificantisi),
di isolamento solipsistico (massimalizzazione dell'ego e delle sue esigenze
di gratificazione assoluta, costruzione di catene di comunicazione ripiegate
su se stesse, in cui l'altro è un puro mezzo e non un interlocutore:
scomparsa della vera relazionalità), di attrazione per il potere
(dominare le tecnologie consente di esercitare la più grande
influenza immaginabile). E' evidente, con ciò, che "il rischio
è in realtà quello di traslarsi sempre più nel
virtuale, così comodo e governabile, fuggendo da un reale angusto
e scomodo da vivere; del resto non è strano confondere la finzione
con la realtà (i bambini lo fanno normalmente)" . Già:
ma è proprio questa 'confusione' il problema da affrontare.
Si sarà certamente compreso, da quanto fin qui detto, il richiamo
al rispetto del 'diritto alla realtà', nel quale rientrano, come
aspetti concreti nei quali esso va effettualmente descritto e realizzato,
il diritto alle radici, il diritto alla corporeità, il diritto
alla quotidianità, il diritto all'alternativa, il diritto all'identità
ed il diritto alla narrazione.
E' evidente, allora, che le abitudini ed i comportamenti con i quali
fare i conti non consentono dilazioni di impegno e di attenzione; trovare
i termini per rispondere in modo efficace a questa situazione diventa
così uno degli imperativi dell'educazione e dell'insegnamento,
che impone di porsi nell'orizzonte di una vera e propria difesa del
diritto all'esperienza ed all'esercizio dell'intelligenza personale.
Ai terreni fasulli dell'artificialismo ed agli specchi sporchi della
televisione è necessario contrapporre l'indagine e la ricerca
attiva, l'azione diretta, l'acquisizione del gusto del percorso per
apprendere, l'esplorazione dell'ambiente, i contatti umani, la conquista
degli strumenti con i quali costruire le proprie rappresentazioni del
mondo: in una parola, il vero ed insostituibile tirocinio del camminare
con le proprie gambe e del vedere con i propri occhi. Introdurre alla
cultura è prima di tutto un modo di aiutare a trovare sentieri
per la vita ed occhi per la realtà: ricordarsene è un
dovere.
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5.Nuova
intelligenza per una nuova didattica
E' chiaro che le nuove tecnologie avanzate della comunicazione e dell'informazione
non si propongono su un terreno meramente strumentale ed utilitario,
ma intendono avanzare al mondo dell'istruzione precise sfide per quanto
riguarda le dimensioni della modellizzazione, dell'organizzazione e
della progettualità ; è su questo terreno infatti, che
vengono concordemente individuati i più significativi sviluppi
a venire . Nello stesso tempo, però, restano ancora valide tutte
le attese sul piano del servizi universalistico in merito alla diffusione
dell'istruzione e della formazione: Se l'educazione consiste nel promuovere
partecipazione e giustizia, allora le abilità, i concetti e le
abitudini fondamentali di pensiero che rendono tutti gli studenti capaci
di muoversi a loro agio sia nei settori di lavoro sia nella vita dell'apprendimento
devono essere loro insegnati direttamente" ; e qui le tecnologie
per l' apprendimento, nelle loro più articolate versioni, rimangono
uno degli investimenti di maggior interesse.
Il nucleo centrale va però individuato nel fatto che "l'introduzione
del computer non solo ha spostato il confine fra 'automatico' (inteso
in senso negativo) e 'intelligente', ma ha anche valorizzato, in quanto
più difficilmente riproducibili, quegli aspetti dell'attività
mentale che comunemente passano sotto i nomi di 'elasticità',
'flessibilità'e 'creatività'" .
Da questi riferimenti prendono lo spunto le riflessioni rivolte ad intravvedere
i fondamentali sfondi di sviluppo in proiezione didattica.
L'approccio didattico alle strutture formali del pensiero ha attraversato
due momenti ben identificabili, distinti e contrapposti fra di loro
a seconda che la 'formalità' logico-procedurale come tale venisse
considerata come punto di partenza oppure come punto di arrivo del processo
di insegnamento-apprendimento. La rivoluzione psicopedagogica della
didattica moderna, infatti, si è sostanzialmente identificata
nell'opposizione al formalismo dei metodi classico-tradizionali a favore
di una concezione attivisticamente realistica, basata sulle categorie
dell'esplorazione e della ricerca; potremmo anche dire che ad una prospettiva
interioristico-esercitativa (in qualche modo riportabile al paradigma
ginnastico: le facoltà sono 'dentro' e vanno esercitate in quanto
tali, a prescindere dal significato euristico o produttivo che consegue
all'esercizio) ne è subentrata una esterioristico-applicativa
(riconducibile ad un paradigma sperimentale-operativo: le abilità
mentali derivano da un confronto continuo con le problematiche proposte
dall'ambiente e non vanno svolte al di fuori di tale confronto). Sillogismo
e grammatica terministica da una parte; problem solving e ricerca dall'altra.
Non è difficile intravvedere, lungo questo filone, il sostituirsi
di un universo 'deweyano' ad uno 'aristotelico', secondo una vicenda
che appare fondamentalmente segnata - e si può anche ricordare
il grande sforzo di Piaget di provare ad armonizzarne e comporne i tratti
- dal contrasto fra 'psicologia' e 'logica'.
Un altro non trascurabile punto di attenzione è costituito dall'intersezione
- che abbiamo già considerato sotto una diversa angolatura -
fra pedagogia e tecnolo- gie informatizzate.
Come è sempre accaduto a proposito delle strumentazioni tecnologiche,
anche questo rapporto è passato attraverso due diversi momenti,
il primo dei quali è in- centrato sull'impiego pratico-utilitaristico
dei nuovi mezzi ed il secondo, usualmente successivo e più maturo,
sul tentativo di assorbire in una prospettiva più direttamente
educativa e didattica le 'logiche' scientificamente più profonde
e culturalmente più significative che vengono via via emergendo.
Rientra in questa dinamica, pertanto, lo spostamento, ancora in fase
di strutturazione sistematica ma comunque ben rilevabile, dell'attenzione
dall'ormai tradizionale e scontato riferimento al computer alle ben
più intriganti "scienze cognitive" che mettono in gioco
un più complesso, benchè ulteriormente promettente, giro
di argomenti e di possibilità: com'è possibile costatare,
ad esempio, da qualche prima esperienza approfondita di 'didattica del
pensiero' in chiave di autoconsapevolezza cognitiva .
Non è più questione, qui, di maggiore o minore tempo nella
esecuzione delle operazioni e delle performance variamente richieste
agli alunni ma, piuttosto, di una vera e propria reimpostazione di alcuni
consolidati approcci professionali ed istituzionali alla formazione
del pensiero, relativamente soprattutto alla rappresentazione esplicita
delle conoscenze e delle convinzioni individuali degli alunni, all'indagine
scambievole delle conoscenze ed alla rappresentazione contrattata di
una conoscenza. In ordine a tutti questi contenuti, il riferimento non
va agli strumenti ma ai modelli cognitivi mediante i quali il processo
di elaborazione informatica tocca livelli di sempre maggiore affinità
con il funzionamento 'naturale' della mente, così da rendere
possibile analizzarne e descriverne i formalismi, gli automatismi e
le strutture computazionali.
Dovendo additare qualche aspetto sul quale richiamare l'attenzione,
ci pare che alcuni punti - come il valore orientativo, la stimolazione
produttiva personale derivante dal disporre di precisi modelli teorici
di riferimento ed il grande guadagno di comprensione in profondità
connesso all'analisi esaustiva di tutte le implicazioni e le derivazioni
possibili nelle condizioni identificate - vadano assolutamente sottolineati.
Non è quindi impossibile riprendere - ricordiamo i lontani tentativi,
ad esempio, di Silvio Ceccato - il progetto di una maggiore collaborazione
fra i nuovi saperi della mente e la sempre viva esigenza di tradurli
in potenzialità per un più efficace accompagnamento del
suo sviluppo nel soggetto. Nello stesso tempo, occorre ricordare anche
l''anima sociale', in virtù' della quale lo sforzo si giustifica,
in sede pedagogica, in quanto incremento di opportunità e di
accesso sul piano universale dei diritti. Educazione cognitiva per tutti,
allora: un sentiero da non abbandonare.
Riprendiamo ora, in sede conclusiva, il filo iniziale della nostra esposizione.
L'alternarsi di grandi attese e di altrettanto grandi paure - come è
dimostrato, ad esempio, dalla più che tempestiva domanda circa
il "miracolo" oppure la "minaccia" inclusi nell'istruzione
programmata - ha accompagnato lo sviluppo delle tecnologie didattiche
fin dal loro inizio. A maggior ragione, di fronte a realizzazioni largamente
inattese ed imprevedibili fino a poco tempo fa ed a potenzialità
del tutto sorprendenti e desuete, rimane ulteriormente doverosa l'assunzione
di una capacità critica adeguata, lontana da qualsiasi eccesso
sia negativo che positivo, impermeabile tanto all'esaltazione quanto
all'anatema. Di nuovo, collegarsi alle origini del dibattito - riprendendo,
ad esempio, l'appunto per cui "l'adozione indiscriminata dei sussidi
meccanici verosimilmente si dimostrerà disastrosa quanto il loro
rifiuto totale" e l'osservazione secondo la quale "l'idea
che la Computer Based Instruction possa insegnare meglio degli altri
metodi deve essere considerata come una dottrina di fede più
che il risultato di dati empirici rigorosamente desunti. C'è
una particolare scarsità di informazione sugli effetti a lungo
termine della CBI nelle concrete condizioni scolastiche" - non
è privo di suggestioni.
E' altrettanto evidente, però, che molta acqua è passata
sotto i ponti degli ultimi decenni e che questo richiede una qualche
ritaratura e ricalibratura delle consi- derazioni valutative.
L'introduzione delle tecnologie avanzate solleva indubbiamente delle
perplessità fondate - e, diremmo, inevitabili - concernenti soprattutto
gli aspetti più tradizionalmente e gelosamente 'umani'dei rapporti
educativi, ma questo non deve condurre a misconoscerne pregiudizialmente
le enormi possibilità. La prospettiva più fondata e producente
rimane, a nostro avviso, quella di una disponibile e prudente attesa,
cui si accompagni un'effettiva volontà di apprendimento e di
sperimentazione. E' certo, comunque, che l'istruzione e l'educazione
del nostro futuro immediato, e soprattutto di quello più lontano,
saranno in larghissima misura profondamente affette e modificate dagli
apparati tecnologici di autoistruzione.
E' quindi opportuno provare a fissare qualche punto indicativo.
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6.Vecchi sogni, nuove realtà
L'affermarsi delle tecnologie didattiche avanzate e delle relative realizzazioni
tecnologico-commerciali ripropone per l'ennesima volta, quindi, l'interrogativo
sulle componenti di novità o di già acquisita conoscenza
di cui disponiamo. E, come al solito, non è difficile avvertire
il risuonare di accenti ben noti, nei quali si passa dall'enfasi più
o meno ingenuamente entusiastica di chi annuncia l'avvento di una finalmente
risolutiva era di diffusione del sapere all'insidiosa e penetrante mestizia
di chi, invece, scrolla compassionevolmente il capo di fronte all'ennesima
possibilità di ingannevole illusione: tutto è già
stato visto, nulla di nuovo sotto il sole, la storia si ripete.
Questa diatriba, ad ogni modo, sembra oggi avere meno significato della
rilevazione delle contraddizioni e delle conflittualità interne
che toccano gli sviluppi ai quali stiamo assistendo
La prima considerazione spetta alla scuola come tale e, in particolare,
alla sua posizione nei confronti delle tecnologie e delle loro applicazioni.
Rifacendoci al paradigma critico svolto a suo tempo da Neil Postman,
partiamo da una precisa domanda: la scuola si colloca in una posizione
di alternativa o di continuità rispetto alla nuova cultura dell'informazione
?
E' evidente, infatti, che la scuola può assumere un andamento
perfettamente sincronico con le tecnologie della comunicazione e dell'informazione
istruttiva - ne assume le caratteristiche dominanti e le tecniche operative,
ne ripete gli stili di contatto e di interazione, ne utilizza senza
filtri e senza mediazioni gli approcci e le risorse - oppure può
delinearsi come un 'mondo' relazionale e formativo di diversa natura,
incardinato in moduli suoi propri e distintivi di azione e di progetto
e caratterizzato da istanze non ripetibili e non fungibili in contesti
diversi. Da una parte, allora, si delinea quasi un atteggiamento di
resa e di imitazione passiva e, dall'altra, uno di resistenza e di negazione
attiva.
Qual è - se c'è - la linea di intermediazione pratica
?
La seconda considerazione tocca la questione, tutt'altro che semplice,
della promozione dell'uguaglianza di fronte all'incentivazione di nuove
forme di disuguaglianza e di esclusione.
La strettissima connessione che lega gli sviluppi delle tecnologie avanzate
dell'istruzione ai contesti economico-produttivi nel quadro della globalizzazione,
infatti, rende sempre più pressante la preoccupazione per l'induzione
di 'nuove povertà' culturali e formative connesse alla disparità
nella distribuzione degli accessi alle nuove strumentazioni. La promessa
di nuova efficienza e di inusitata possibilità di accesso (eliminazione
delle distanze, annullamento dei tempi, riduzione del peso dei supporti
materiali e distributivi) si scontra in maniera sempre più evidente
con la costatazione di una ineguale diffusione, tale da far parlare
di un incipiente problema di 'analfabetismo'.
C'è in ballo, insomma, una questione di giustizia, che non va
nascosta.
In terzo luogo, non va sottostimata la caratteristica forma di socialità
'a-corporea' che le nuove tecnologie consentono di porre in atto. Come
è stato già richiamato, siamo di fronte ad una potenzialità,
fin qui sconosciuta, di dar corso a strutture di socialità del
tutto avulse dal contatto e dall'immediatezza fisica della conoscenza
e della reciprocità, costruite esclusivamente sullo scambio segnico
ed intellettuale, collocate in uno spazio non fisico e non definito
dalla presenza di limiti e di confini materiali: abbiamo in mano, a
questo proposito, delle espansioni o delle restrizioni ? fino a che
punto diventa necessario provvedere ad esperienze 'reali' di rapporto
e di contatto oppure quelle 'virtuali' delle relazioni informatizzate
le possono sostituire e vicariare senza residuo ? in che termini il
'corpo' va reso presente insieme al ed al di là del 'segnale'
?
Non minore importanza riveste l'attenzione al tempo personale, che appare
esposto ad una crescente possibilità di saturazione da parte
di messaggi, reti, connessioni, stimolazioni di vario genere. Il mondo
della comunicazione informatica è un universo che non si spegne
mai e che fa dell'accelerazione senza respiro la sua regola.
Vanno viste con attenzione, allora, le prime controproposte - come l'invito
al recupero del significato della 'lentezza' (Alberoni) - miranti a
far presenti delle possibilità di riequilibrio e di contemperazione.
La scuola non può restare indifferente a questo genere di problemi:
se non è più pensabile, come un tempo, come il luogo istituzionalmente
deputato alla lentezza, non lo è ugualmente come sistema della
sincronicità senza difese, priva di filtri ed incapace di priorità.
I 'tempi' della persona e dello sviluppo sono anche tempi di riposo
e di sosta, di riflessione e di astensione, di calma e di rilassamento.
Un ultimo nodo, infine, ha a che fare con la tendenza a spostare opportunità
e forme di scuola direttamente nella casa, che, infatti, sta assumendo
sempre più l'aspetto di un ambiente altamente tecnologizzato,
nel quale è possibile avvalersi della presenza di strumenti avanzati
di autoistruzione assistita (on line). Siamo così di fronte ad
un problema di riqualificazione degli ambienti di vita secondo le loro
funzioni 'naturali' oppure secondo le loro possibili sovrapposizioni
ed interazioni tecnologiche. Gli ìnterrogativi non mancano: concentrare
e qualificare oppure distribuire ed omogeneizzare ? difendere l'immagine
'affettiva' della casa oppure accettare quella 'tecnologica' ? cosa
trasferire dall'uno all'altro dei mondi nei quali si svolge la vita
degli alunni?
Fin qui il nuovo. E il vecchio ?
Per ritrovarlo, dobbiamo fare un lungo salto all'indietro, che ci riporta
addirittura alla matrici dell'idea didattica nella cultura moderna,
che parlano di efficacia (meccanicità: garanzia che l'effetto
venga conseguito con la minor dispersione possibile di energia), individualizzazione
(adeguazione alla natura specifica del soggetto ed alle sue condizioni
ed esigenze) e universalizzazione (applicazione a tutti i possibili
soggetti interessati, senza riguardo a nessuna differenza di stato e
di condizione).
I nuovi orizzonti della didattica non negano - ci sembra - alcuno di
questi punti; piuttosto, ne ripropongono le sollecitazioni e ne riadditano
le provocazioni. I vecchi sogni, allora, attendono le nuove realtà
alla prova.
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